di ELISA SERAFINI*
La recente proposta di innalzamento delle accise sulla benzina, per finanziare la protezione civile, fa riemergere una questione (tutta italiana), mai risolta: quella dell’efficienza dello Stato e del rapporto con la pressione fiscale.
Se è vero infatti, che la nostra Costituzione recita che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, la realtà sembra suggerirci che si tratti di una Repubblica fondata sulle tasse: tasse, tasse, ancora tasse. Eternamente condannati da una cultura fortemente statalista, socialista e assistenzialista, siamo riusciti a costruire uno Stato dove è ritenuto “normale” chiedere a un individuo o a un’azienda, il 68.5% della ricchezza che producono (dati Banca Mondiale).
Questo furto legalizzato, o meglio, statalizzato, è considerato del tutto regolare dal cittadino medio italiano, che chiede ed esige servizi (o semplicemente, posti di lavoro) reclamando: “La sanità! La scuola! I forestali! Gli uffici pubblici!”,
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