di ROBERTO GOZZETTI*
Dopo quasi due anni, una dozzina di vertici e vari cicli di austerità, un trilione di dollari di liquidità e ora le elezioni in Grecia e Francia che minacciano di rovesciare il fragile consenso politico in Europa, l’euro-crisi avanza sempre più dirompente. Come potrebbe finire, con una fuga dai mercati europei ed il crollo di fiducia intorno alla Grecia, Spagna e Italia, è chiaro a tutti. Quello che è meno chiaro è come risolverla.
Eurobond, trattati fiscali, austerità e dichiarazioni di impegno e credibilità sono tutte strade percorse che, con una popolazione sempre più insofferente, hanno dimostrato di non funzionare per niente. I paesi sottoposti a programmi di austerità hanno oggi un debito maggiore di quanto ne avessero nel 2009. Quindi, come disse Lenin una volta, “che cosa si deve fare?”.
L’Europa ha una pletora di risposte contraddittorie tra cui scegliere. Il problema è che i leader europei non sanno, come gli antichi oracoli de
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