di SANDRO SCOPPA*
Già nel 2000 i radicali avevano raccolto le firme per indire dei referendum abrogativi, tra i quali uno per abolizione del sostituto d’imposta. Senonché, la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla loro ammissibilità, decise di ammettere solo sette tra i referendum proposti e di escludere, tra gli altri, quello riguardante il sostituto d’imposta. Nonostante ciò, il dibattito sulla sua abolizione è continuato, ed è ora diventato ancor più attuale con l’iniziativa intrapresa da qualche tempo da Giorgio Fidenato, l’imprenditore di Pordenone che ha deciso di dismettere il ruolo di sostituto d’imposta e di versare direttamente ai suoi dipendenti l’importo lordo delle retribuzioni, comprensivo cioè delle quote per ritenute fiscali e previdenziali.
Il sostituto d’imposta, come riporta la manualistica, è il soggetto obbligato al pagamento di imposte per una capacità contributiva realizzata da altri. Tra gli esempi più comuni si ricord