di MARCO TAMBURELLI*
Uno dei motivi principali per cui un popolo abbandona la propria lingua tradizionale è la scarsa considerazione associata ad essa. L’Italia, con la sua glottofaga “dialettofobia” ne è un esempio primario. Molte comunità linguistiche d’Italia hanno continuamente ristretto i contesti sociali in cui usano la lingua locale, e i genitori hanno evitato sempre più l’uso della lingua locale nel rapporto con i figli, ritenendo che la propria lingua fosse qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa di “fastidioso”, o addirittura di “inutile”.
Questo fatto è spesso citato da giornalisti e opinionisti vari come la prova provata che, se le varie lingue d’Italia stanno scomparendo e lo storico plurilinguismo viene lentamente ma inesorabilmente sostituito da un rampante monolinguismo sciacquato nell’Arno, si tratta solo di uno “sviluppo naturale”. La morte linguistica, insomma, sarebbe come la morte di una persona: triste ma inevitabile. Una lingua
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