di GILBERTO ONETO
Quando si parla di errori di linguaggio da parte della Lega si intendono generalmente la volgarità dei toni, l’eccesso di decibel e il lessico da osteria. Questo è quello che vedono – spesso con un surplus di malafede – gli osservatori esterni ed è anche una critica che ha perso di mordente e originalità: oggi il frasario spinto e le espressioni volgari non sono più un monopolio leghista ma hanno invaso l’intero teatro della politica italiana.
In realtà i veri errori di linguaggio leghisti sono d’altro genere e riguardano specificazioni geografiche e istituzionali. Si tratta di sciocchezze che neppure vengono percepite all’esterno (o, se lo sono, vengono ignorate perché fa molto comodo così) ma che a lungo andare hanno prodotto esiti devastanti all’interno del mondo autonomista, generando confusione e indeterminatezza.
Un movimento territorialista dovrebbe – in particolare - essere molto più attento ai nomi dei posti cui è legato e che i
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