Diego valeri, un pensatore scomodo che amava la svizzera

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di PAOLO L. BERNARDINI Quando si affronta la questione del “federalismo”, che personalmente, da accademico, vedo come questione veramente e meramente accademica, e non come opzione politica, del tutto impraticabile sul suolo italico, mi pongo domande semplici, ad esempio, quando e come gli italiani siano venuti a contatto, nella storia, con modelli autenticamente federali.  Naturalmente intendo la storia recente – non dunque quella dei tempi felici in cui si commerciava con l’Hansa, ad esempio, la lega anseatica essendo una potenza autenticamente federale – quella successiva alla rivoluzione francese. In Francia il nascente federalismo venne stroncato sul nascere. I criminali che gestivano la Convenzione mandavano in giro per le province francesi, tentate molte dal modello federale, coppie di predicatori laici, a due a due dunque come i Gesuiti, a convincere i provinciali della bontà del modello centralistico. Questo naturalmente quando facevano i buoni. Con i Vandean
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