di GIOVANNI MARIA MISCHIATI
Non auguro certo ad Attilio Befera la fine del conte Prina, avendo in orrore i linciaggi. A proposito di quel tragico episodio, finito addirittura in proverbio nella lingua meneghina per indicare una sorte miseranda, ancora oggi si vocifera che a sobillare la plebaglia - in realtà composta per lo più da borghesi ridotti in rovina dalla sciagurata fantasia tassatoria del brillante avvocato piemontese (sembra quasi un destino dei miei corregionali venire ricordati come impositori di gabelle fra le più odiose, come la tassa sul macinato voluta dall'altrimenti stimato Quintino Sella) - fosse stato il conte Federico Confalonieri, in seguito sodale del Pellico durante i moti carbonari di sette anni dopo, mentre altri, più avvezzi ad agiografare i protagonisti risorgimentali, puntano il dito contro il 'cattivo' dell'epoca, vale a dire l'Austria di Metternich.
Ora, il gran capo di Equitalia e dell'Agenzia delle Entrate è, a differenza del ministro napoleo
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