di ANONIMO PADANO
In questi mesi di "rivoluzione" (forse è parola troppo grossa, ma fatemela passare...) al vertice della Lega Nord ci siamo abituati a sentir parlare e ripetere - soprattutto da parte del segretario Roberto Maroni - del cosiddetto "modello Verona". Cosa si intenda con questa definizione è presto detto: Flavio Tosi ha rivinto alla grande le elezioni amministrative del capoluogo scaligero aggregando, intorno alla Lega, alcune liste civiche, a cominciare da quella che si riferiva direttamente a lui (risultata di gran lunga di maggioranza relativa), alcune delle quali formate da pezzi interi di partiti che hanno lasciato le antiche casacche per appoggiare il sindaco uscente. Il "modello Verona", dunque, è stato venduto in questi mesi come l'arma strategica che dovrebbe consentire al Carroccio di diventare, secondo la visione del suo nuovo capo, il partito "egemone" - quantomeno in fatto di iniziativa e propulsione politiche - in tutte le Regioni del Nord. Tale mode
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