di ROMANO BRACALINI
L’aver reso obbligatorio l’Inno di Mameli nelle scuole è parso anche a taluni professori di sinistra (Rusconi) un gesto esemplare e doveroso per riedificare il sentimento di patria notoriamente debole e lacunoso. Nessuno che abbia ricordato (ma forse non lo sapevano) come il voto del Senato ricalcasse, come un vizio di forma ricorrente, la medesima intenzione del fascismo di rendere obbligatori nelle scuole del regno la “Dottrina del fascismo”, scritta da Benito Mussolini, e l’Inno dei Balilla, allo scopo di trasmettere agli scolari “l’orgoglio e il vanto di appartenere a una simile Nazione e di ubbidire a un simile Uomo!” (tutti rigorosamente maiuscoli). La spontaneità dei sentimenti è propria delle democrazie; l’imperativo e l’obbligo sono l’armamentario delle tirannie. I giovani sono i più indifesi e ambiti dalla propaganda che ne fa il simbolo più vigoroso e promettente della nazione. ”I bimbi d’Italia si chiaman Balilla”, si
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