di DANIELE VITTORIO COMERO
Prima hanno cercato di far passare il lupo per agnello, cioè Bersani vittima di un marchingegno, subito dopo ci hanno provato con Beppe Grillo, che invece ci è cascato come un novellino. Stavolta il guru del M5S ha preso una cantonata colossale. Si è fatto infinocchiare dai giornaloni dei poteri semiforti, che da giovedì ripetono in modo ossessivo che c’è stata una manovra per farlo fuori. Ci sono voluti due giorni, ma alla fine ce l’hanno fatta a stanarlo, a fargli dire quello che vogliono.
Il tema è la legge elettorale. Il riepilogo dei fatti accaduti è semplice: nella discussione in corso nella 1° Commissione, al Senato, in un clima di estrema lentezza, mercoledì scorso è stato votato un emendamento che introduce un limite minimo di voti che deve avere il vincitore, per prendere il premio in seggi del 12,5%, il limite che prima non esisteva è stato posto al 42,5%, come esposto nell’ultimo articolo che ho scritto su questo giornale.
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