di DANILO D'ANTONIO
Spettabile l'Indipendenza, segnalo anche a voi la mia lettera, che ho inviato anche a tutti gli esponenti politici italiani, che ora si apprestano a fare promesse per ottenere la solita messe di voti per governare.
Gentile Signore, nel porgerle i miei migliori riguardi, son qui a comunicarle la mia ferma intenzione di non tornare a produrre reddito fintanto che l'Italia non sarà liberata dagli assunti a vita nel pubblico impiego, finché noi cittadini, preparati al ruolo e desiderosi di servire, non potremo accedere a tempo determinato ai pubblici incarichi. Non è ammissibile che a rappresentare lo Stato, a svolgere le sue funzioni, siano sempre gli stessi tizi. Questo è il presupposto per ogni tipo di anomalia ed esclude noi cittadini, ci riduce a meri sudditi, maltrattati ospiti in casa nostra.
Non è tollerabile che questa gente trasformi la "Res Publica" in una proprietà privata senza accesso ad altri. Lo stesso nostro impianto legale vuole
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