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La turchia gioca col fuoco, nicchiando con la jihad

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di REDAZIONE ''A forza di giocare con il fuoco la Turchia finira' col bruciarsi'' avverte su Hurriyet l'analista Semih Idiz. Ed e' solo uno dei commentatori turchi che in questi giorni esprimono perplessita' per gli atteggiamenti ambigui sul jihadismo attribuiti al governo di Ankara: schierato senza riserve al fianco dei ribelli anti-Assad in Siria, incluse le milizie integraliste, ma vicino a forze islamico-radicali anche altrove. Una sorta di applicazione elastica del principio ''i nemici dei miei nemici sono miei amici''. Hanno suscitato reazioni critiche in particolare alcune dichiarazioni dell'ambasciatore in Ciad Ahmet Kavas, un professore di teologia islamica vicino al capo della diplomazia Ahmet Davutoglu, dopo l'intervento militare francese in Mali contro i 'terroristi' jihadisti. ''Al Qaida e' diversa dal terrore'' ha scritto su twitter. Si puo' ritenere, commenta ora Idiz, che ''abbiamo un ambasciatore simpatizzante di Al Qaida'', considerata ''non una organizzazione t
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