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Tutti gli sconfitti dello tsunami e le sette vite del cavaliere

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di ROMANO BRACALINI Innanzi tutto il benzinaio di Bettola, Bersani, con le sue metafore sconclusionate e sgrammaticate del giaguaro da smacchiare, che Mortadella redivivo sul palco di Milano fatica a collocare nel continente giusto, è il primo grande sconfitto politico, e lo è perché tutti, a cominciare da se stesso, lo davano per vincente, a fronte del preteso tramonto del berlusconismo di cui ci si apprestava a rimuovere le macerie. All’indomani dello sconquasso politico, non ci vuole poi molto a capire perché il PD non ha vinto ed ha piuttosto perso: perché Bersani, tutto preso dal suo sogno di facile vittoria, s’è dimenticato di esporre un  programma chiaro ed efficace al suo elettorato di riferimento; non s’è espresso sulla politica di rapina spiegata da Monti che ha armato la mano dei taglieggiatori di Nequitalia; al contrario, Berlusconi cogliendo una occasione unica ha cavalcato l’ondata di sdegno che è stato il vero motivo vincente della prodigiosa rimont
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