di ALINA MESTRINER
Ricordo che da bambina mi aveva particolarmente colpito un accessorio da campeggio di cui andava molto fiera una cugina di mia madre. Era il "preingresso" a una roulotte, perennemente parcheggiata in non so quale camping sul lago Maggiore: l'aveva costruito il marito, in pensione da anni, uomo notoriamente dalle mani d'oro. A me suscitava non poco stupore il manufatto in questione in quanto, oggettivamente, attraversata la piccola veranda di sottili assicelle, trovavo soltanto la porticina, che introduceva, previo scalino, alla roulotte propriamente detta. Non v'era traccia, ahimè, di quell'anticamera, che io avevo immaginato ampia e luminosa, come quella di casa mia.
E proprio al "preingresso" della cugina Giovanna, che non prevedeva un ingresso, è andato, curiosamente, il mio pensiero, dopo che, trascorsi più di quaranta giorni dalle elezioni e dal conferimento dell'ormai famoso "preincarico", e, dopo infiniti giri di consultazioni, tra Napolitano e Bers
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