sabato, Marzo 21, 2026
13.6 C
Milano

Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

Scozia e indipendenza, sarà l’ansia a decidere chi vincerà il referendum

Da leggere

di PAOLA BONESU La nazione, come corpo sociale che che si autodefinisce tale e  che possiamo a grandi linee – anche se forzatamente – considerare omogeneo, non può che vivere con ansia una scelta che può implicare un cambio radicale del proprio status quo. Non occorre allontanarsi dalla nostra esperienza quotidiana per capirlo: le decisioni che ci mettono davanti a un cambiamento importante del nostro stile di vita ci creano dubbi, paure, ci obbligano a pensarle e ripensarle.  In questo caso, poi, le condizioni sociali ed economiche non presentano quel carattere di urgenza per cui chiaramente si avverte che o si cambia o si muore. Naturalmente, il fatto che questo carattere di urgenza non sia oggettivo, non esclude il fatto che possa essere avvertito soggettivamente: creare una percezione diffusa della necessità di cambiare è fondamentale per chiunque spinga per un voto che include una trasformazione. La sfida, perciò, verrà probabilmente vinta dall’attore che
Iscriviti o accedi per continuare a leggere il resto dell'articolo.

Correlati

3 COMMENTS

  1. Il mio discorso non vale solo per la Scozia, ma anche per la Catalogna e le altre regioni che vogliono diventare indipendenti (come il Veneto). La paura più grande che viene inculcata dagli stati che controllano attualmente queste regioni è quella di predire un futuro negativo fuori dall’Unione europea, lasciate a sé stesse sullo scacchiere mondiale con una propria moneta poco conosciuta negli scambi commerciali internazionali.
    Nel continente europeo esistono altre due associazioni economiche e/o politiche, che sono attive tutt’ora, benché l’Ue abbia sempre fatto la parte del cannibale: si tratta dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA, che stabilisce solo la liberalizzazione del commercio) e lo Spazio economico europeo (SEE, che si basa sulle quattro libertà pilastri dell’Ue, la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali).
    Alle nazioni che nasceranno da spinte indipendentiste consiglierei l’adesione e la partecipazione ad un’ulteriore sviluppo dell’EFTA, dove il membro più di spicco è la Svizzera e dove il Regno Unito, uscitone nel 1972, potrebbe tornare a farne parte in caso di rottura con l’Ue. Lo SEE oltretutto é poco propenso ad accogliere microstati, si é già dovuto esprimere negativamente sull’adesione di Andorra, Monaco e San Marino un paio di anni fa; l’EFTA invece é aperta ai paesi di piccole dimensioni se fanno richiesta di adesione.
    Gli altri 3 membri dell’EFTA sono l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, ma fanno parte contemporaneamente anche dello SEE, cha ha di fatto accettato di attuare la legislazione Ue pur non facendone parte (principalmente non sono d’accordo di cedere la sovranità monetaria). Questo potrebbe essere il contenitore per stati che vogliono abbandonare l’Eurozona e riprendersi appunto la sovranità monetaria.
    Non è per niente vero che in Europa esiste solo l’Ue che garantisce interessi comuni, l’Ue è praticamente il male peggiore che stringe i membri in un’unione politica (lo scorso maggio si sono tenute le elezioni di un inutile Parlamento) e con l’eurozona in un’unione monetaria scellerata.

  2. in scozia si pongono il problema se veramente conviene, nel nostro caso sarebbe diverso è sicuro che conviene e quindi l’analisi va ribaltata, non dovrebbe dare ansia andarsene, cioè che dovrebbe dare ansia è restare italiani.

    • Ciao Gianfrancesco,
      sono d’accordo sul fatto che nel caso di Veneto e Lombardia esista un’urgenza economica differente rispetto alla Scozia e quindi una spinta più forte dovuta alla necessità. Credo però che l’analisi rimanga sostanzialmente la stessa, altrimenti probabilmente si sarebbe già più avanti nel cammino verso l’indipendenza.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli recenti