di GIANLUCA MARCHI
da Barcellona
La Catalunya da ieri sera, con l'avvio delle celebrazioni ufficiali della Diada, rivendica a gran voce di non essere una democrazia dimezzata, dove la libertà è asfittica e legata, proprio come la ragazza che ieri mattina attirava l'attenzione di turisti e non sulla Rambla: stesa per terra, avvolta nella propria bandiera, ma legata dal nastro adesivo e con un sacchetto di plastica in testa. E davanti un cartello dove si recitava: "voglio decidere del mio futuro". Era, quella in cui sono incappato, una iniziativa dei verdi catalani, ma nella scena stava raffigurato il sentimento di molti cittadini, probabilmente della maggioranza. Il fatto è che l'80% dei catalani, secondo i sondaggi ufficiali condotti dalla Generalitat (l'equivalente della nostra Regione, giusto per intenderci), pensano che sia sacrosanto consentire ai cittadini di esprimersi sul proprio futuro, se cioè vogliono l'indipendenza oppure no, qualunque sia poi il risultato. Ciò