di ALESSANDRO ZENNARO FOLLINI*
La vicenda dell’Alcoa nelle terre sarde del Sulcis, che riecheggia tra le prime pagine dei quotidiani nazionali da diverso tempo, costituisce un esempio perfetto per porsi qualche domanda sulla razionalità del sistema di sussidi alle imprese italiane. Le miniere carbonifere del Sulcis entravano nella loro fase di declino già all’inizio del secolo scorso, a causa dell’alto contenuto di zolfo che impennava i costi di lavorazione della materia prima.
Per oltre un secolo si è mantenuta in piedi, grazie a una serie di sussidi -a fondo perduto- elargiti ciclicamente, ogni volta che l’azienda in possesso delle miniere si rendeva conto dell’insostenibilità del progetto. Nel 1985 ad esempio arrivano 512 miliardi di lire dallo Stato, nel 1994 un decreto sancisce un altro stanziamento di 420 miliardi e obbliga l’Enel a comprare per otto anni l’elettricità dal Sulcis a un prezzo più che doppio rispetto a quello di mercato (costi che ovviamen
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