di TONTOLO
Quando penso a Giuliano Amato, fatico a mantenere la calma, il fegato mi s’ingrossa, gli occhi mi si arrossano, le mani mi prudono e l'Apecar mi s'impenna da sola. Il “dottor sottile” fa correre la mia mente a personaggi del calibro di Ronnie Biggs, Jessie James, Adam Worth, con la differenza che se il primo è un rapinatore di Stato - ammantato da un’aurea di legalità - gli altri, malfattori con una dignità decisamente superiore, erano quantomeno costretti a rischiare qualcosa per mettere a segno i loro colpi più clamorosi.
Amato è – per dirla con una famosa metafora di Gianfranco Miglio – un parassita, l’esemplare di Stato per antonomasia che non ha mai prodotto un solo centesimo di ricchezza. Per converso, ha passato il suo tempo a distruggere il benessere altrui, optando arbitrariamente per fare gli interessi di alcuni a discapito di quelli di altri. Il tutto sotto l’ala protettiva – in qualità di consigliere economico - di un altro fenomeno
Comments are closed.