ANCHE PER KEN FOLLETT L’ITALIA NON ESISTE

europasenzaitaliadi ALBERTO VENEZIANO

“La caduta dei giganti”, un mattone di Ken Follett, è niente di trascendentale ma sicuramente utile. Un classico romanzone a sfondo storico nel quale si rincorrono le vicende di un certo numero di protagonisti: inglesi, tedeschi, americani, russi, francesi, austriaci variamente coinvolti nella prima guerra mondiale, la vera protagonista del libro. Le vicende si snodano fra il 1911 e il 1923, un periodo cruciale per la storia europea che ha determinato lo svolgersi degli anni successivi. Il racconto alterna la cronaca degli eventi storici alle vicende personali di personaggi inventati  e realmente esistiti. Il tentativo di spiegare gli sconvolgimenti sociali che hanno stravolto il mondo è piuttosto velleitario ma tutto sommato accettabile.

C’è però qualcosa che non quadra, dov’è l’italia? Leggendo il libro si ha l’impressione che non esista. Vengono descritte le concatenazioni di eventi che portarono all’entrata in guerra dei vari paesi, una specie di domino che coinvolse tutti. Ad un certo punto si parla della Romania che, appena entrata in guerra, fu invasa dai tedeschi, ma … italia niente di niente. Superate le mille pagine, dopo il trattato di Versailles, mi sono messo il cuore in pace, in un romanzo storico del 2010 scritto da una specie di multinazionale del libro che verrà letto da milioni di persone, l’Italia non viene nemmeno nominata.

L’impressione è di sconcerto. Dal punto di vista storico la trattazione è lacunosa se non disonesta. Per uno come me, nato in riva al Piave, circondato da ossari, monumenti, rievocazioni di quella che per noi è “La grande guerra” tutto ciò è addirittura offensivo. Fossi nazionalista me la prenderei con la “perfida Albione” e cadutadeigigantifolletgriderei forte “Dio stramaledica gli inglesi”. Invece mi chiedo: com’è possibile? In italia i lettori di Ken Follett sono veramente tanti, possibile che ci tratti così? Non credo che consideri gli italiani uno zero totale, eppure una spiegazione deve esserci e io ne tento una.

Non credo che in giro per il mondo si disprezzino gli italiani, anzi, ma credo che venga disprezzata profondamente la classe dirigente che abbiamo da sempre espresso. Credo anche che ne abbiano tutti i motivi. Come descrivere l’entrata in guerra dell’italia, nel celebre 24 maggio celebrato nella marcetta, (siamo condannati alle marcette) dopo lunghi tentennamenti, con pretesti risibili, ma, soprattutto, contro gli alleati del giorno prima? E nel secondo volume, come descriverà, 22 anni dopo la “vittoria” del ‘18, l’entrata in guerra nella seconda guerra mondiale? Nella seconda puntata di una tragedia immane, l’italia iniziò contro gli alleati della volta precedente, ma a metà partita cambiò fronte per assicurarsi una specie di “vittoria” a fianco dei precedenti nemici, precipitando in una guerra civile.

E’ così strano se Follett stende su di noi una specie di velo pietoso? Come si può parlare seriamente di una tragedia includendo un protagonista che riesce immancabilmente a buttare tutto in burletta? E non sto parlando di umorismo. I buffoni sussiegosi che, nella storia, ci hanno fatto precipitare in situazioni disastrose erano sempre serissimi.

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