Benigni, il “MinCulPop” e il diritto di spiegare che le tasse sono un furto

di LEONARDO FACCO Il “MinCulPop” è iscritto nel dna dell’italiano. Lunedì scorso, in prima serata su RaiUno, abbiamo assistito ad una versione aggiornata, ma assai democratica, del “Ministero della propaganda” di rito fascista. Un giullare di corte – proprio come accadeva in quel bistratto Medioevo spesso citato a sproposito – ha vestito i panni del raffinato giurista per spiegare ad una dozzina di milioni di prolet – tra una risata e l’altra – cosa è la Costituzione italiana. Il guitto comunista (applaudito ardentemente, sino a spellarsi le mani, anche dai fascio-nazionalisti) ha messo in scena una parodia dell’Italia nostrana, che le cronache ci raccontano, invece, come un un paese in rovina, immorale e corrotto, che per darsi una parvenza di normalità e dignità ha dovuto pagare qualche milionata di euro al più organico dei gioppini di regime. Non me ne frega nulla dei contenuti con cui Benigni ha voluto ammantare la Carta costituzionale, ben altri studiosi seri (non dei comici paranoici) hanno avuto modo di…

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