di ANGELO PELLICIOLI
A chi non è mai capitato di incappare nello zelo (che spesse volte rasenta la paranoia) di un pubblico funzionario, di un magistrato, di un prelato, di un vigile, in altre parole di trovarsi davanti ad un anomalo comportamento da parte di una persona che, sia pur per motivi e ragioni diverse, indossa una divisa o riveste un posto di rilievo, spesso dominante, nei confronti della popolazione? In questi casi si resta sempre e comunque male di fronte all’arroganza ed alla prepotenza di chi, sfruttando il suo “rango professionale”, si dimentica che questo gli viene sempre conferito dalla collettività, affinché egli svolga al meglio l’incarico pubblico cui è preposto.
Ben inteso, non è certo il caso di generalizzare, ma ai giorni nostri sono sempre di più i casi di vessazioni perpetrate da chi è designato a svolgere un ruolo di pubblico interesse, nei confronti della collettività. Un notevole ruolo, in merito a queste faccende, lo gioca, come al
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