di ALESSANDRO VITALE* Di fronte alla crisi mondiale, lo spettacolo di intellettuali che ripetono trite e ritrite ricette consolatorie per uscirne, perseverando nell’insistenza sull’uso di strumenti di politica economica che quella stessa crisi hanno provocato e negli ultimi tempi aggravato, sta passando dal pietoso al comico. La “rivolta contro la ragione”, come la definiva Ludwig von Mises nel suo trattato Human Action, la più grande opera di economia del Novecento, sta avendo effetti fantasmagorici. Non contenti del fatto che l’interventismo statale, con il suo immane peso fiscale e burocratico, con il suo controllo soffocante delle banche, della moneta e del credito, con la sua continuata aggressione ai danni dei produttori di risorse, ha devastato la cooperazione, l’attività produttiva e di scambio, agitando la redistribuzione come prodotto scontato dello “Stato sociale” (mentre i veri poveri continuano a ricevere le briciole di un gigantesco banchetto parassitario e burocratico, spartito fra milioni di persone improduttive), ripetono continuamente che la crisi è stata provocata dal libero mercato e dal…















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