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Epstein Files: dalle minacce ad Andrea Lombardi all’uso politico dell’informazione

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di LEONARDO FACCO

Gli ultimi due video (qui, qui) pubblicati dal commentatore politico Andrea Lombardi, che hanno a che vedere con “gli Epstein Files”, affrontano in modo diretto e alternativo il tema dei documenti del faccendiere americano – 3,5 milioni di files de-secretati dal governo Trump – attirando non poche reazioni e persino minacce personali all’autore.

Lombardi parte con un’affermazione netta: “Ti stanno fregando con gli Epstein Files”. Con questa espressione l’autore intende contestare la narrativa dominante che circonda la enorme “carteggio” legato alle indagini su Jeffrey Epstein (suicidatosi in galera nel 2019) e Ghislaine Maxwell, e le interpretazioni che ne sono state date da parte di buona parte deo media e degli opinionisti. Una cosa è certa, abbiamo letto di tutto e il contrario di tutto in merito alla vicenda di cui sopra, a seconda dell’uso politico che chi ne scrive ritiene più accomodante. Nel suo commento Lombardi invita gli spettatori a guardare la vicenda con spirito critico (e lui lo fa con certosina perizia), sostenendo che spesso si finisce per attribuire a questi documenti significati ampi e sospetti di cospirazione che non emergono in modo per nulla chiaro dalle fonti.

Sempre con riferimento a questa mole di informazioni digitali, Lombardi sviluppa una critica verso come il materiale è stato presentato: secondo lui buona parte dell’enfasi mediatica non deriva da una lettura attenta dei files, ma da narrazioni sensazionalistiche o da istanze politiche che proiettano nei documenti ciò che si vuole trovare, piuttosto che analizzare ciò che i documenti dicono realmente (vedi qui). Lombardi è – come suo solito – schietto, diretto e anche ironico, con l’intento dichiarato di dissociarsi da letture complottiste o ideologiche che attribuiscono ai file questioni strutturali di dominio o di pianificazione politica occulta. Lui cerca la verità e lo fa con “metodo scientifico”.

Ma ciò che ha portato Lombardi all’attenzione di chi ha a cuore la libertà è che il “video-reporter” rivela di aver ricevuto minacce di morte in relazione alla sua posizione sull’interpretazione che è stata data in merito alla pedofilia – traendo spunto dai file stessi, dove appaiono foto poco chiare e e-mail poco decriptabili -, che secondo Lombardi non emerge affatto dalla documentazione che riguarda Epstein (vedi qui). Apriti cielo! Dal giorno successivo, è stato sommerso di minacce di ogni genere, comprese quelle di morte (vedi qui). Lombardi riferisce di aver subito diverse intimidazioni dirette e indirette, alcune delle quali definite “piuttosto inquietanti”, ma insiste con l’idea di non fermarsi nonostante questo clima di pressione. In altri post su altri social, Lombardi afferma che alcuni dei messaggi minacciosi includevano riferimenti ad altri casi di cronaca che evocano esiti tragici («dovranno farmi fare la fine di Charlie Kirk», si legge nella citazione), sottolineando con questa espressione il livello di ostilità a cui è stato esposto.

La denuncia delle minacce si inserisce in una cornice più ampia di discussione sulla libertà di espressione e la polarizzazione dell’informazione online. Lombardi sottolinea che in un ambiente digitale sempre più diviso in “campi opposti”, chi assume posizioni critiche verso narrazioni dominanti — sia esse progressiste, conservatrici o complottiste — diventa a sua volta bersaglio di attacchi non solo verbali, ma anche privi di rispetto per la persona. Questo clima porta, secondo Lombardi, a una degenerazione del dibattito pubblico, in cui l’intensità delle emozioni supera spesso la qualità dell’argomentazione. E per questa ragione sta prendendo tutte le precauzioni del caso.

Torniamo tuttavia alla questione centrale del video: la lettura degli Epstein Files. Il creator orobico evidenzia come buona parte del materiale, quando letto con attenzione, non fornisca prove di complotti globali o di piani occulti, ma contenga piuttosto una grande quantità di documentazione tecnica, corrispondenze di routine e materiale che, per quanto controverso, richiede valutazioni rigorose e non approssimative e sensazionalistiche. Secondo Lombardi, la lettura superficiale o ideologizzata di questi documenti rischia di trasformare un archivio giudiziario in un “tormentone mediatico”, distante da un’analisi accurata dei fatti. Il che è inoppugnabile.

Inoltre, Lombardi sottolinea come l’enfasi sui file sia spesso sfruttata da soggetti che, a suo avviso, alterano il senso dei documenti per farli apparire come prove di narrative più ampie, con scarso rigore metodologico. Questo fenomeno, secondo lui, impoverisce la comprensione pubblica dei fatti reali, alimentando più che altro confusione e divisioni. L’invito finale di Lombardi è quindi ad affrontare temi di grande impatto mediatico con metodo critico e rispetto per la realtà documentale, evitando di lasciarsi trascinare da interpretazioni che servono più a rafforzare visioni preesistenti che a spiegare ciò che effettivamente contiene il materiale investigativo.

Che Lombardi non abbia intenzione di retrocedere dalle sue posizioni, lo ribadisce in un breve video di ieri:

Nel video l’autore sostiene che tra il movimento ProPal e la diffusione degli Epstein Files esista un legame politico-strategico. Secondo l’autore, i documenti su Epstein non vengono usati solo come materiale giudiziario, ma come “arma eversiva” nel dibattito pubblico. La loro pubblicazione e interpretazione verrebbero cavalcate in modo maldestro, ma efficace, per delegittimare avversari politici, alimentare sospetti e orientare l’opinione pubblica. Il focus non è tanto sui contenuti dei file, quanto sull’uso politico che ne viene fatto.

Tornando alle minacce ricevute dall’autore, indifendibili e assolutamente condannabili, esse evidenziano quanto lo scontro ideologico possa degenerare in attacchi personali quando le narrazioni entrano in collisione con convinzioni forti, sia da una parte sia dall’altra. Un clima da Anni Settanta, come ha già avuto modo di affermare Lombardi.

In conclusione, la lettura che Lombardi sta dando a questa massa di “prove digitali firmate Epstein”, come anche altri giornalisti alternativi al sistema mainstream della disinformazione stanno facendo, ci riporta a pensare a come il potere usi fenomeni particolari per distrarre l’attenzione della popolazione dalla verità e creare narrazioni, e nemici, ad hoc. La storia recente ce ne ha dato più di una prova. Tutto ciò mette in luce quanto possa essere difficile, in certe circostanze, difendere una posizione indipendente in un mondo in cui il giornalismo è solo servo di un qualche padrone.

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