di REDAZIONE
Scorre sangue giovane nelle vene del movimento autonomista friulano. Anime differenti, ma con un obiettivo comune: la difesa e la tutela della “Piccola Patria”. Dietro i padri nobili, da Tessitori a D’Aronco, da Schiavi a Baracetti, da pre Checo Placereani fino a Silvano Pagani, purtroppo appena scomparso, c’è una nidiata di trentenni e quarantenni che ne ha raccolto il testimone. E che ha idee chiare e voglia di fare.
«I grandi vecchi dell’autonomismo friulano avevano visto lontano - spiega William Cisilino, di Pantianicco di Mereto di Tomba, 37 anni, direttore dell’Agenzia regionale per la lingua friulana -. Il senatore e ministro Tiziano Tessitori fu il primo a premere per lo Statuto speciale in questa regione, ma all’epoca i partiti erano tutti contrari. Così è avvenuto per la nascita dell’Università del Friuli, osteggiata dall’establishment dei partiti, ma fortemente voluta dalla base degli autonomisti, da D’Aronco in giù. Ecco, io pens
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