HAMMAMET, OVVERO IL CREPUSCOLO DEI SEMIDEI

di PAOLO L. BERNARDINI Se fossi un critico cinematografico, parlerei di un Favino stellare, superbo e superlativo. L’attore è tale, qui, davvero. Ma non sono un critico. Sono uno storico, dunque il mio lavoro è diverso. Non sono neppure uno storico dell’ultimo scorcio del Novecento. Non saprei quindi dare una lettura filologica del film, dire quanto di vero e di falso vi sia in “Hammamet” di Amelio. L’ho visto in una sala stranamente affollata, tutti miei coetanei e più anziani, memori di quegli anni “d’oro”, il 1987 ad esempio: l’Italia quinta potenza del mondo per PIL, aveva superato l’Inghilterra, e io mi laureavo, quasi orgoglioso di cotanta possanza nazionale, circondato, anche in famiglia, da adoratori del garofano, rosso come il fuoco socialista, ma anche come il fascismo (“nero” per il volgo profano, ma “rosso” appunto per Papini Soffici e compagnia culta). Poi vennero le “Mani Pulite”, Bettino volò a Hammamet – ancora non messa in pericolo dalle Primavere Arabe e dalla violenta islamizzazione della Tunisia,…

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