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I dipendenti pubblici non pagano le tasse, lo dice anche la matematica

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parassitidi GUGLIELMO PIOMBINI

Da dove viene, e dove va a finire il denaro pubblico? Poiché il “pubblico” è un’astrazione che non può pagare o ricevere nulla, questo denaro esce sempre dalle tasche private di qualche individuo in carne ed ossa e, gira e rigira, finisce sempre nelle tasche private di qualcun altro. Osservando più da vicino il percorso che compie il denaro pubblico dal suo prelievo fino alla sua destinazione finale ci accorgiamo che il gettito dello stato proviene dai versamenti effettuati dai contribuenti privati (aziende, professionisti, individui), a proprio nome o come sostituti d’imposta; e termina la sua corsa nei conti correnti di due categorie di persone: una componente fissa di “consumatori di tasse” (il ceto politico-burocratico) e una componente variabile (tutti coloro che, pur non facendo parte dell’apparato statale, ricevono pensioni, sussidi o elargizioni dallo stato).

In concreto lo stato incassa l’intero gettito dal settore privato, e lo usa per pagare tutti gli stipendi della pubblica amministrazione. Anche la gente comune dimostra di essere consapevole di questa situazione quando rivolge al funzionario scortese o inadempiente la frase: “Guardi che sono io che la mantengo con le mie tasse!”. I dipendenti dello stato, infatti, pagano le imposte solo in maniera figurativa, attraverso un artificio contabile, ma in realtà neanche un euro entra nelle casse dello stato. È ovvio infatti che se la busta paga di un funzionario statale riporta 40.000 euro di stipendio lordo e 10.000 euro di trattenute, ciò significa che egli riceve dallo stato 30.000 euro e paga zero di tasse. Lo stato usa la ridicola pantomima di indicare il lordo e il netto nella busta paga dei propri dipendenti per gettare fumo negli occhi della gente, allo scopo di far credere che i lavoratori pubblici e quelli privati siano trattati in maniera uguale, ma le cose non stanno così.

Lo stato, del resto, non potrebbe mai ottenere delle entrate tassando il settore pubblico, perché questo non produce utili ma solo perdite enormi, e quindi non c’è nulla da tassare. Se domani tutte le aziende italiane chiudessero o emigrassero all’estero, le entrate dello stato scenderebbero ben presto a zero, e non ci sarebbero più soldi per pagare gli stipendi degli statali. Se invece fosse vero quello che dicono i dirigenti sindacali – che gli statali e i pensionati pagano le imposte “fino all’ultimo centesimo” mentre i lavoratori autonomi sono quasi tutti evasori – allora il governo avrebbe a sua disposizione un metodo infallibile per debellare definitivamente l’evasione fiscale e risolvere ogni problema di bilancio: assumere tutte le partite iva come dipendenti pubblici! In verità se si comportasse in questo modo lo stato fallirebbe dopo pochissimo tempo, e questo dimostra che gli statali non pagano tasse ma le consumano.

A coloro che non fossero ancora convinti si può porre questa domanda: pagano più tasse i commessi e i barbieri di Montecitorio che guadagnano 150.000 euro lordi all’anno, o gli artigiani e i barbieri sotto casa che pagano il 70 per cento di tasse sui due-tremila euro che riescono a fatturare ogni mese? Se rispondono che pagano più tasse i commessi e i barbieri di Montecitorio, allora giungono alla conclusione assurda che lo stato potrebbe fare il boom di entrate fiscali assumendo tutti i barbieri e tutti gli artigiani d’Italia. Se invece rispondono che pagano più tasse i barbieri e gli artigiani privati, allora ammettono che gli statali pagano le tasse solo sulla carta, cioè per finta. 

Chi ci guadagnerebbe dall’abolizione delle imposte?

tasse per tuttiPoiché i dipendenti pubblici non pagano tasse, un paese dove tutti i cittadini lavorano per lo stato potrebbe tranquillamente abolirle senza nessuna conseguenza di rilievo sul bilancio statale. Il precedente storico esiste, dato che nel 1974 il regime comunista della Corea del Nord ha abolito ufficialmente tutte le imposte. L’operazione aveva un fine propagandistico: annunciare al mondo che “in Corea del Nord il popolo è così fortunato da non dover pagare le tasse”. In questo modo, tuttavia, i dirigenti politici nord-coreani hanno involontariamente dimostrato che la partita di giro nella busta paga dei dipendenti pubblici è in verità una … presa in giro. La decisione infatti ebbe solo conseguenze formali, dato che le entrate statali rimasero più o meno invariate. (Qualcuno potrebbe chiedersi da dove provengono allora le entrate dello stato nordcoreano.  Innanzitutto l’intera produzione statale, per quanto scadente, è di sua proprietà e può venderla ai propri cittadini o all’estero; i razzi e gli armamenti di produzione nord-coreana hanno infatti un certo mercato. In secondo luogo esiste un settore privato illegale, ma tollerato dalle autorità, che in realtà paga tasse al governo. Il regime ha dovuto infatti accettare obtorto collo queste aperture al settore privato nel campo agricolo per rimediare alla terribile carestia alimentare degli anni Novanta, che aveva provocato tre milioni di morti).

Cosa succederebbe se un futuro governo italiano, magari guidato da Matteo Salvini, decidesse di prendere a modello la Corea del Nord, e azzerasse le aliquote di tutte le imposte? A causa della natura mista, pubblico-privata, della nostra economia le conseguenze sarebbero molto diverse rispetto alla Corea. Alcune categorie di persone ne riceverebbero un vantaggio palpabile. Tutti i lavoratori autonomi e dipendenti del settore privato infatti raddoppierebbero o triplicherebbero immediatamente i propri redditi. Ma che accadrebbe ai dipendenti statali? Anche i loro stipendi lieviterebbero verso l’alto? I primi a dubitarne, in realtà, sono gli stessi membri del ceto politico-burocratico, i quali sanno benissimo che una forte riduzione delle imposte metterebbe a rischio i loro stipendi, i loro vitalizi e le loro pensioni.

Infatti non occorrono sondaggi approfonditi per scoprire che gli uomini politici e i burocrati statali rappresentano le categorie più contrarie alla riduzione delle aliquote fiscali, mentre i lavoratori privati, soprattutto quelli autonomi, sono in larghissima misura favorevoli. Viene dunque da chiedersi: si può definire “contribuente” un soggetto che teme di subire una forte perdita economica da una riduzione delle tasse? Ovviamente no, e tutto questo rivela che il dibattito sul fisco è viziato da forti dosi di malafede: molte persone che dicono di “pagare le tasse fino all’ultimo euro” in cuor loro sanno benissimo che, nella realtà, neanche un centesimo passa dal loro portafoglio alle casse dello stato, mentre molte migliaia di euro prendono la strada opposta.

I veri evasori totali

fisco_tasseIn definitiva, la crescita del numero e dei redditi dei lavoratori privati fanno aumentare le entrate dello Stato; al contrario, la crescita del numero e degli stipendi dei lavoratori pubblici fanno aumentare le uscite dello Stato. L’aumento delle “imposte” a carico degli statali può al massimo determinare una riduzione della spesa pubblica, ma in nessun caso può accrescere il gettito dello stato. Si tratta di una pura questione matematica, sulla quale non c’è nulla da discutere.

Il fatto che i dipendenti pubblici non contribuiscono alle entrate del bilancio statale non significa necessariamente che svolgono attività inutili. Se escludiamo i casi più eclatanti di parassitismo (politicanti, commessi parlamentari, passacarte, forestali, ecc.) in molti casi i dipendenti pubblici svolgono delle attività in qualche modo utili: si pensi agli insegnanti, ai medici del servizio sanitario nazionale, ai vigili del fuoco, agli impiegati delle poste e così via. Il problema è che è impossibile quantificare la loro effettiva utilità, dato che le loro retribuzioni non provengono da uno scambio volontario con il cliente o con l’utente, ma da un’imposizione coattiva. È comunque innegabile che in molti casi le loro remunerazioni (senza considerare gli altri benefici, come la stabilità del posto di lavoro) siano completamente fuori dagli standard di mercato: nessuna impresa privata potrebbe riservare un trattamento così generoso ai propri dipendenti, senza chiedere in cambio un notevole aumento della produttività.

Non basta dunque avere un “posto di lavoro” per poter dire “io pago le tasse”; occorre svolgere un lavoro produttivo. Per questo è paradossale che i fanatici della lotta all’evasione, dell’obbligo di scontrino, della delazione fiscale e della criminalizzazione dei lavoratori autonomi siano in gran maggioranza persone che vivono di risorse pubbliche: uomini politici, dirigenti ministeriali, burocrati, magistrati, titolari di pensioni sganciate dai contributi versati e dipendenti statali in genere. A costoro, ben più che alle partite iva, si addice la qualifica di “evasori totali”, dato che tutte le imposte a loro carico (dirette, indirette e contributi) in ultima analisi vengono pagate con i versamenti fatti dai lavoratori del settore privato. Anzi, sarebbe meglio parlare di evasori al quadrato, dato che non solo non pagano tasse, ma si mettono in tasca pure le tasse pagate da altri!

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32 COMMENTS

  1. Ma ci rendiamo conto? Ancora non si capisce che i soldi “immessi nell’economia dalla banche” sono soldi falsi, altrimenti sarebbe facile stampare e risolvere ogni problema. Si continua a non capire che gli stipendi pubblici possono essere pagati solo e unicamente con le tasse, salvo soluzioni venezuelane, ma gli ignoranti in economia sarebbero coloro che ci sono arrivati. Ci si ostina, da perfetti babbei, a credere che con un “gettito corretto”, la pressione fiscale si abbasserebbe quando ogni periodo storico dimostra che lo stato continua sempre a spendere per ragioni clientelari o mercantilistiche. Ritenere che il problema non sia lo statale ma i presunti cento miliardi di evasione, significa non avere in mente non solo i principi basilari dell’economia ma anche quelli fondamentali della logica. Credere che quando lo statale avrà l’aumento verrà a comprare nel mio negozio significa non capire che il mio negozio non ci sarà più perché avrà fallito a causa delle tasse che hanno consentito quell’aumento. Quanto alle pseudoironie su chi considera sprecato il lavoro giornalistico di alcuni, consigliando per questo di darsi alla sceneggiatura, sarebbe il caso di ricordare che esistono sceneggiature anche di stampo neorealistico; che evidentemente non piacciono al fallito umorista che si guarda bene dallo spiegare il perché le tesi antifiscali siano sceneggiature e non descrizioni giornalistiche. Forse perché il primo a non capire la differenza tra sceneggiatore e giornalista è proprio chi ritiene che siano gli altri a non cogliere detta differenza. Altri ancora affermano che la logica dell’articolo sarebbe quella secondo cui lo stato per avere denaro dovrebbe coniarlo, metterlo in circolo e poi tassare i cittadini per riprenderselo al fine di creare spesa pubblica. Non c’è nulla di simile nell’articolo, chi ha scorto qualcosa del genere ha difficoltà non solo con l’aritmetica ma anche con la sintassi e la grammatica italiana. E gli ignoranti sarebbero gli altri?

  2. Salve per me i politici dovrebbero al massimo restare nel pubblico per dodici anni e poi tornare a fare un lavoro da privato.gli impiegati statali dopo venti anni di impiego dovrebbero in base a una legge di equità rimettere il loro posto fisso a un lavoratore privato che abbia lavorato venti anni e ha i requisiti e le qualità per lavorare al posto del lavoratore statale

  3. @Eridanio. Perché quello “di cui sopra” andrebbe definito commentatore? Al massimo commendatore che è il titolo nobiliare che le repubbliche concedono a vari soggetti, compresi tanti parassiti. A parte la forma, che non sa cosa sia, guardiamo i “contenuti”. Certo che anche a uno statale converrebbe avere lo stipendio intero. E’ quello che è stato proposto con l’abolizione del sostituto d’imposta ma i socialisti non capiscono che così ci guadagnerebbero e pertanto scrivono le idiozie che abbiamo letto. Secondo lui “il pubblico” eroga servizi. Come no? Abbiamo visto che servizi. A parte la loro qualità, quando mai possiamo usufruirne gratis? Paghiamo due volte, prima fiscalmente e poi da un privato se vogliamo guarire. Senza contare che i “servizi” ASL non sono gratuiti ma hanno un pronto cassa quasi equivalente a quello del privato il quale se non mi rilascia fattura mi sconta il prezzo e ci guadagno anch’io. I soldi usati per comprare nei negozi sono frutto delle tasse? Rei confessi, dunque: quei soldi per servizi non richiesti sono stati forniti dai produttori attraverso l’estorsione, non certo per scelta dei produttori stessi. Anche se in questo caso non siamo in presenza di una confessione ma di un’incapacità, questa sì autenticamente troglodita, di capire le cose più semplici. Se il negoziante ha bisogno di un servizio se lo paga e chi riceve quel pagamento va in negozio a comprare ciò che gli serve. Ma lo scambio per questi neanderthaliani è oggetto sconosciuto, per loro deve esserci solo la costrizione del capodecina che vuole i soldi in cambio di protezione altrettanto non desiderata. Quando mai gli esponenti delle organizzazioni criminali hanno avuto l’onore di essere chiamati commentatori? C’è poi chi non si accorge che da sempre gli stati coniano arbitrariamente denaro, lo mettono in circolo e tassano, tassano, tassano. Se di fronte all’evidenza non ci si arrende, risulta chiaro che non ci si renda conto che il ridicolo è colui che accusa gli altri di essere tali. Senza avere neanche le basi più elementari di economia domestica. Figuriamoci se andiamo a parlare loro di Mises o della Scuola Austriaca di Economia. Risponderanno nello stesso modo in cui rispondo io quando si tratta di sport, disciplina della quale non capisco nulla: in modo, appunto, ridicolo.

  4. Articolo scritto da un ritardato evasore fiscale senza dubbio.
    Il dipendente pubblico eroga servizi di cui lei ne fa spesso uso, aggratis. Come le cure mediche.
    Ciò non toglie, che il suo ragionamento è ottuso.
    Se vero che il dipendente statale paghi le tasse in maniera presunta.. Allora sarebbe opportuno avere tutto il lordo dello stipendio che dice? Così uno prende 2000 mila lorde? E li dai 2 mila lore, poi decide se pagare o meno le tasse con quei 2 mila che gli spetterebbero da contratto. Invece no, gli viene trattenuta la percentuale indicante le tasse. Ergo se pur astrattamente, questo si trasforma in un risparmio per lo stato. Inoltre troglodito, ll dipendente usa quei soldi per comprare la merda nel tuo negozio cosicché tu guadagni ed evasi. Di certo i soldi non li crea il commerciante ma c’è un giro tra stato, debito, finanziamenti banche che non finisce più.
    Guerra tra poveri, con l’unica differenza che ogni anno c’è un sommerso evasione di 100 miliardi di euro, soldi che evade lei, non lo statale capra.

  5. Articolo di una falsità e ignoranza senza precdenti. Secondo la logica folle di questo articolo uno stato per avere denaro deve coniarlo metterlo in circolo poi tassare i cittadini per riprenderlo per fare spesa pubblica. Complimenti siete ridicoli

    • Intanto, lei non capisce nemmeno quel che legge, nel solco dell’analfabetismo di ritorno italiano. Falsi e ignoranti sono i dipendenti pubblici, zecche che vivono sulle spalle degli altri.

    • Scusi ma dove ha mai letto questa roba? la questione è molto semplice: essendo che chi paga lo stipendio e chi tassa coincidono, lo Stato fondamentalmente scrive 2000-1000=1000 da qualche parte, ma concretamente eroga 1000, fine. Se tutti fossero dipendenti pubblici, lo Stato avrebbe solo uscite. Perché le tasse sono una partita di giro per i dipendenti pubblici. Detto in modo ancora più chiaro: i dipendenti pubblici non pagano le tasse, sono le tasse!

      • Siete di una ignoranza spaventosa: ma secondo lei i soldi sono sempre gli stessi o vengono continuamente immessi nell’,’ecoomia dalle banche?ma vi rendete conto della boiata per cui le tasse pagherebbero gli stipendi pubblici?

        • Forse, lei di economia ha cognizioni infime. Studi. Cominci col leggere BUROCRAZIA di Mises e BUROCRATI E PARASSITI DI MAX NORDAU. Dal punto di vista economico, le darò consigli in futuro.

        • Non c’è bisogno di considerare le banche nell’esempio. È lei che non capisce. Quando si riflette su qualcosa si semplifica per arrivare alla massima chiarezza. Lei può aggiungere tutta la complessità che vuole all’esempio, il debito pubblico, la stampa di nuovo denaro, quel che le pare. Ma alla fine si arriva lì. Gli stipendi dei dipendenti pubblici sono una spesa. Le tasse sui loro stipendi sono una partita di giro. I dipendenti pubblici non pagano le tasse, sono le tasse. Poi capisco che uno si arrampichi sugli specchi per negare qualcosa che è evidentemente vero, ma per cui ha un rifiuto ideologico.

  6. Qualcuno non ha capito la differenza tra un giornalista ed uno sceneggiatore:
    il giornalista racconta la realtà facendosi una sua idea, lo sceneggiatore racconta una sua idea personale usando realtà oggettive.
    Ottima sceneggiatura, complimenti.
    Assolutamente sprecato come giornalista.

    • Lo stato, con i soldi “trattenuti” dall’emolumento dovuto e “versati” a se stesso, paga con la tasca destra ciò che incassa con la tasca sinistra (-1 +1). E’una partita di giro contabile che non può aumentare di 1 centesimo le disponibilità dello stato. Provi a passarsi un biglietto da 50 euro da una tasca all’altra e poi mi faccia sapere quanto in più  puo spendere con quell’apporto. Con tutta l’irpef nelle Cerificazioni Uniche rilasciate a TUTTI  i dipendenti pubblici lo stato non potrebbe comprare nemmeno un fiammifero. Nello stesso bilancio +1 – 1 è uguale a ZERO. Ciò significa che I DIPENDENTI PUBBLICI non possono tecnicamente e praticamente (nemmeno se volessero) contribuire alle spese dello stato secondo la loro capacità contributiva in quanto loro stessi, per tutto quello che ricevono, SONO LA SPESA DELLO STATO che SOLO altri soggetti terzi materialmente sopportano.

      L’unico modo che i pubblici funzionari, docenti, impiegati, magistrati, ed anche i politici avrebbero di minimizzare la disparità di trattamento rispetto alle economie private sarebbe quello di restituire lo stipendio portando a zerola propria capacità contributiva, ma dovrebbero poi procurarsi un lavoro vero.

      I dipendenti pubblici non sono persone cattive, ma sono inutili servitori di un ente immorale, in quanto i servigi utili li stabilisce e remunera solo il mercato. Si trovassero un impiego di mercato e poi potrebbero parlare con cognizione di causa. I casi sono 2: o i dipendenti che credono di pagare le tasse sulla loro rendita di impiegato pubblico sono tanto carenti di semplice aritmetica e ignoranti da risultare tanto più inidonei ad occupare un qualsiasi impiego pubblico quanto più alti sono i titoli personali;  o sono consapevoli del conflitto di interesse che legittima la loro rendita con dolo e quindi immorali estorsori loro stessi di chi le tasse le paga realmente.

      A quale categoria lei appartiene?

      Se invece avesse capito il punto può sempre rispondere: -Ok capito-. Va bene così  lo spieghi ai suoi colleghi.

      Se non fosse un impiegato pubblico non le dico ciò che di negativo penso. Ma, nessuno è  perfetto, si può sempre rimediare.

      Per brevità le risparmio le considerazioni sui contributi previdenziali “versati” dei dipendenti pubblici, ma sulla base di quanto sopra esposto, lascio a lei la sceneggiatura.

      • Lei è un altro evasore fiscale, del famoso sommerso di 100 miliardi l’anno, senza ombra di dubbio. Chissà quanto hai rubato in tutta la tua vita.
        Inoltre di un ignoranza e presunzione che i soldi li crea, e li fa girare il commerciante.
        Il denaro che lei prende, chi glielo da?
        Voglio dire, un statale entra e compra un oggetto, pagandolo con i suoi stessi soldi quindi, secondo il suo ritardato ragionamento?
        Facciamo così, visto che le non ha cognizione della differenza di lavoro, tra cui erogazioni di servizi(sanità, istruzione, sicurezza etc)
        Le faccio lo schemino come ai bambini.
        Prenda 50 euro e anzicche rimetterle nell’altra tasca come consuetudine lei fa, paghi le tasse evasore.
        Così lo stato avrà un gettito corretto, le abbasserà la pressione fiscale, lei guadagnerà di più pagando meno ma pagando tutto. Lo statale avrà il suo aumento, e comprerà nel suo negozio, e lei sarà felice.
        Perché il male non è lo statale, ma il privato che evade 100 miliardi all’anno. Sono tanti soldi sa, 2/3 manovre finanziarie. E sono 100M all’anno.. Ergo saranno milioni di miliardi che la sua classe ha rubato , ed eccoci qui in momento covid vedere tutti e dico TUTTI commercianti, lamentarsi dei sussidi in tempo covid.. Erogati in base al fatturato ahhahaha

        • Non esiste questa cosa del se pagassero tutto tutti pagheremmo meno. Non c’è nessun automatismo in questo senso e di fatto ogni volta che è aumentato il gettito fiscale o il recupero dell’evasione, non sono scese le tasse ma salite le spese. Quindi se pagassimo tutti lo stato spenderebbe di più e l’evasione se mai contiene minimamente la spesa statale, col che fa un regalo a tutti noi. I soldi dell’evasore anziché in mano allo stato stanno sul mercato, dove comunque siano usati (risparmiati, investiti, consumati) hanno ricadute positive sull’intera collettività. L’evasione è un bene comune.

          • infatti troppe mani tese per ogni mano operosa, troppe cose “buone” da fare per poterle pagare tutte, le tasse contro i bisogni da soddisfare tendono al 100%. Così saremo tutti ugualmente miserabili come il commentatore che sopra nega ogni l’evidenza aritmetica e logica di un limite dello stato.

        • Ma allora perche’ non da le dimissioni da quel postaccio orribile dove la sfruttano e si apre una bella partita iva ed inizia finalmente a guadagnare per quello che vale ?….io sono pronto a prendere il suo posto e a soffrire come sta’ soffrendo lei !

  7. Chi sente “l’esigenza” di definire ridicolo un dato aritmetico inoppugnabile ha serie difficoltà non solo con l’aritmetica e la logica ma anche con la comprensione degli elementi più semplici. Se anche uno stipendio pubblico fosse “tassato” dell’ottanta per cento, la somma totale sarebbe comunque estorta a chi le tasse le paga davvero. Un dipendente pubblico ha più interesse ad avere uno stipendio di diecimila euro “tassato” al cinquanta per cento che uno di cinquemila “tassato” al quaranta. Perché nel primo caso ne incassa cinquemila netti. “Si tratta di una pura questione matematica sulla quale non c’è nulla da discutere”, afferma Piombini. Evidentemente, per chi trova ridicolo l’articolo, anche le scienze esatte sono ridicole.

  8. È un articolo così ridicolo che sento l’esigenza di dirlo anche se è così vecchio.
    Tranquilli, sono certo che i dipendenti pubblici non si lamenterebbero se non gli togliessero più del 40% dal proprio stipendio senza che LORO possano farci nulla (a differenza dei dipendenti privati).
    E chissà perché non mi sorprende che un articolo così parziale e falso veda favorevolmente l’idea di un governo di Salvini (che nel frattempo c’è stato, con risultati disastrosi), guarda caso nella veste di provvidenziale azzeratore di tasse.

    • Non solo lei sbaglia perchè non vuole capire che lo Stato paga i dipendenti pubblici coi soldi di chi lavora nel privato, ma non capisce niente perché questa testata l’ultima cosa che ha fatto (se cercasse Salvini troverebbe una miriade di articoli) e che fa è sostenere un governo Salvini. Qui non si sostengono i governi, punto! Tantomeno si sostengono i parassiti! Studi la buona economia, poi tornerà a parlarne.
      P.S. I dipendenti privati, invece, ne pagano eccome di tasse, grazie alle trattenute di ogni genere e grazie al fatto che lavorano per aziende vere, che producono beni e servizi utili, non carte di identità e certificati di esistenza in vita!

  9. Se dopo aver letto un articolo del genere non è chiara la sostanza delle cose , o si è cretini o in malafede.
    In italia c’è abbondanza di entrambi, purtroppo.
    Poi arrivano i cacasotto, quelli che riconoscono questa realtà, ma che individualmente non fanno un tubo per cambiarla.
    Infine ci sono persone come Giorgio Fidenato e pochi altri, sottoscritto compreso, che fanno qualcosa individualmente per non vivere da sudditi.

    Bravo Piombini, hai tracciato un quadro esemplare, chiarissimo, educativo.

    • Grazie, Albert. Ho cercato di scrivere nella maniera più logica possibile, ma temo che molti tax-consumers, anche dopo aver sentito questi argomenti, continueranno a dire: “Non è vero. Io pago tutte le tasse fino all’ultimo euro!”

  10. … e pensare che la Turco, quando divenne “pensionata d’oro” perchè non più rieletta, disse che lei aveva pagato fino all’ultimo centesimo i suoi contributi detratti dalla stipendio da parlamentare… e che dire ora di Bonanno, altro scandalo sulla pelle dei lavoratori, quali? forse in in maggioranza statali, perciò stessa logica…
    è scandaloso! che ci prendano per allocchi…
    molto ma molto peggio della liquidazione di Montezemolo…quella gliela dà la Ferrari, non lo stato..

    • E’ vero: molti politici e sindacalisti continuano a sostenere di meritare le loro pensioni faraoniche perché “hanno versato i contributi”. Dubito che credano veramente a quello che dicono.

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