I RISPARMI SONO IL FRUTTO DI REDDITI GIÀ TASSATI

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risparmiodi MATTEO CORSINI

“Paesi come il nostro che hanno conosciuto una sequenza di riforme pensionistiche incontrano un serio problema: come incoraggiare il risparmio delle generazioni colpite dalle riforme che godranno di pensioni molto ridotte. Da più parti sono stati reclamati sussidi fiscali per incoraggiare il risparmio e spingere le generazioni più penalizzate ad accantonare qualche euro in più. I sussidi fiscali di cui godono gli investimenti finanziari a scopo pensionistico vanno in questa direzione. Ma sono anche efficaci?”. 

Luigi Guiso, che ha scritto quanto sopra, tiene una rubrica settimanale su Plus24 del Sole 24 Ore. In un articolo dedicato al risparmio con finalità previdenziali, si interroga sui “sussidi fiscali” rivolti a fondi pensione e strumenti similari. La sua conclusione, e lo fa citando perfino uno studio fatto in Danimarca (credo però che lo potesse fare qualsiasi avventore del bar sport) è che “le persone investono di più nello strumento sussidiato ma investono di meno negli altri strumenti, quelli non sussidiati, sicché l’effetto sul risparmio totale può essere di fatto nullo o molto modesto”.

La cosa non dovrebbe stupire: i risparmi sono comunque una parte di redditi già tassati e un individuo spesso non può, anche volendolo, crescere a piacere la quota di reddito da accantonare. Ne deriva che se un prodotto ha una fiscalità meno pesante, dirotterà su quel prodotto una quota di ciò che prima destinava a prodotti alternativi. Raramente si tratterà di una quota aggiuntiva.

Guiso arriva pertanto a essere sostanzialmente contrario a quelli che definisce sussidi (che poi non lo sono: semplicemente lo Stato tassa meno che in altri casi), perché “non hanno effetto sul risparmio delle famiglie ma sono costose per l’erario (e quindi per il risparmio dello Stato)”.

Resta il fatto che se la tassazione è inferiore, la capitalizzazione composta dei rendimenti ottenuti anno dopo anno porta a un montante superiore, quindi a pensioni integrative migliori per coloro i quali oggi stanno mantenendo i pensionati con il sistema retributivo e domani incasseranno (se lo incasseranno) un assegno pensionistico pubblico da fame.

Il tutto, ovviamente, perché politicamente è molto più pericoloso toccare i pensionati di oggi che quelli di domani, molti dei quali non sanno (e i politici di tutti gli schieramenti si guardano bene dal dirglielo) il triste destino a cui vano incontro.

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