Il Jobs Act di Renzi? Iniquo, illiberale che sa di vecchia sinistra

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di PAOLO MARINI Il ‘piano’ per il lavoro e la crescita del neo-premier ha avuto il proprio battesimo. Trattasi per il momento di un programma, di un memoradum di propositi (per quanto presentati con efficace determinazione) in cui si preannuncia una riduzione fiscale che dovrà portare circa 80 euro netti medi in busta paga in più ai lavoratori con redditi annui fino a 25 mila euro lordi e riguarderà esclusivamente il lavoro dipendente e assimilato (cocopro) mediante il meccanismo delle detrazioni (o, in alternativa, del taglio ai contributi previdenziali). Si tratterebbe di un investimento di circa 10 miliardi di euro. Prescindendo dagli altri profili evidenziati in modo più o meno critico (tempi realistici, coperture e quant’altro) vorrei limitarmi ad osservare che l’annuncio è già una precisa scelta di campo – di cui per la verità non siamo sorpresi. Non siamo sorpresi anche se il Renzi proviene da una regione che dovrebbe avergli insegnato qualcosa. In Toscana le indagini più recenti (tra cui Excelsior, realizzata da…

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