di CARLO MELINA
Hanno cominciato ad arrivare verso le 17.00. Col Mercedes, con l’utilitaria, accompagnati dalla moglie o dal papà, come il primo giorno di scuola. Veneti, ma anche friulani e lombardi. Incravattati o con le mani gonfie, provate da anni di lavoro artigiano. Prima che imprenditori, testimoni di un disagio, perseguitati da un morbo che si chiama Italia. Ebbene, dovevano essere un centinaio, si sono presentati in quattrocento. Troppi, persino per gli organizzatori. Tant’è che qualcuno è rimasto fuori.
Ad accoglierli, ieri pomeriggio, nel trevigiano, il vice governatore carinziano Uwe Scheuch e uno stuolo di consulenti del Ministero dell’Economia, avvocati e commercialisti venuti da oltreconfine per spiegare che, a pochi passa da casa, c’è un piccolo paradiso dove si può ancora fare impresa: la Carinzia. Un paradiso accessibile a tutti gli uomini di buona volontà che abbiano risolto il rapporto con uno stato ostile, per intraprendenza e coraggio sono vizi
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