CANADA, LE COMUNITÀ AUTOGOVERNATE. IN ATTESA DELLE CITTÀ PRIVATE

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di ARTURO DOILO Privatopie, le città private insomma, rappresentano un’importante frontiera di chi anela alla libertà. In sintesi: immaginate una città senza municipio. Senza uffici, ufficietti, sgabuzzini popolati di dipendenti stanchi, annoiati e poco produttivi. Moltiplicate il costo degli stessi dipendenti pubblici per il numero degli enti e delle società parastatali disseminate in quel territorio e poi fatevi un giro per le strade di Sandy Springs, Georgia. Il risultato di questo semplice calcolo matematico sarà zero (VEDI QUI). Poi ci sono i sognatori, tipo quelli che hanno messo in piedi freeprivatecities.com, anch’essi intenti a realizzare progetti che siano l’avanguardia del convivere nel 21° secolo. Sicurezza, certezza della legge, niente conflitti sociali e maggiore libertà sono i pilastri su cui edificare queste comunità del futuro, come nelle intenzioni i Titus Gebel e di una conoscenza del Miglioverde, Frank Karsten. Niente sindaci, ma amministratori delegati, niente servizi pubblici onerosi ed inefficienti, ma mercato e concorrenza. Certo, c’è bisogno di investitori e di progetti concreti, un po’ come accade per Liberland,…

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