di CARLO ZUCCHI*
Rivoluzione. Quell’evento a partire dal quale nulla è più come prima. Parolina magica che evoca nel popolo sogni di libertà, ma finisce sempre per farlo risvegliare nei più orribili bagni di sangue.
Da sempre, la rivoluzione divora i propri figli. Fu così per Robespierre, che persone più feroci di lui che lo mandarono alla ghigliottina e fu così per Kerensky, che trovò sulla sua strada Lenin, che si dimostrò più abile e spietato di lui. Per non parlare di quanto accadde in Iran nel 1978, dove il teorico della rivoluzione islamica Bani Sadr riuscì a cacciare lo Scià Reza Pahlavi assieme all’Ayatollah Khomeini, che lo nominò Presidente della Repubblica islamica d’Iran nel 1980 promettendo un Islam libero e democratico, salvo poi scatenargli contro i Guardiani della Rivoluzione, facendolo dimettere dalla carica e costringendolo alla fuga in Francia un anno dopo, nel 1981. Eppure, la parola “rivoluzione” ha da sempre scaldato i cuori di popolo
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