di ENZO TRENTIN Ogni fabbrica che chiude o peggio si trasferisce all’estero [è peggio perché un paese non ha futuro quando prendono il largo anche gli imprenditori, ovvero gli unici produttori di ricchezza che la società conosca], indipendentemente da ciò che produce, non è solo una perdita per la comunità che l’ha vista nascere e la ospita. È una perdita economica sia per l’imprenditore che per le maestranze, ed è anche una perdita per il mancato gettito fiscale che fornisce. Ma è, soprattutto se chiude, una perdita di konw-how [un sapere] che si proietta nelle generazioni a venire. Facciamo un esempio concreto. Negli anni intorno al 1930 l’industria aeronautica italiana è in grande espansione. Vanta primati sportivi e specificatamente aeronautici. Grazie ai numerosi record conquistati in fatto di lunghi raid (Italia-Brasile e ritorno, Italia-USA e ritorno, ed altri), di velocità media, di velocità massima e di altitudini raggiunte. Il record mondiale di velocità raggiunta con idrovolante con motore a pistoni risale infatti agli anni trenta ad…















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