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La lega della mietitrebbia contro la lega della ruspa

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Leoni-Bosside IL POLENTONE

Leggete questa intervista rilasciata dal sempiterno Giuseppe Leoni a Tommaso Rodano e pubblicata su Il Fatto Quotidiano del 19 agosto.

La Lega l’abbiamo fatta io e Bossi. Ora è un’altra cosa.

Giuseppe Leoni, cofondatore del Carroccio, risponde al telefono dal mietitrebbia. Si prepara alla coltura del riso nei suoi campi vicino Novara. Nel 1987, quando Umberto Bossi divenne “il Senatur”, Leoni era “il deputato”, l’unico leghista a Montecitorio. Era l’anima cattolica del partito. La deriva anticlericale di Matteo Salvini non gli piace.

Guardi, penso sia soprattutto per stare sui giornali.

Dice?

D’estate non sapete che scrivere. Lo faceva pure Umberto: ad agosto “sparava” contro Wojtila.

Però sui vescovi Salvini è stato pesante.

Non mi sorprende. Matteo è fatto così, cerca l’applauso. Però si dimentica della ragione per cui è nata la Lega: il federalismo. Parla solo d’immigrazione, come se fosse il vero problema del Paese.

Non lo è?

Per parlarne bisognerebbe conoscere l’argomento. Io sono stato in Africa diverse volte, in Congo, a Brazzaville. Se fossi stato un ragazzo africano, in quegli anni, vedendo l’immagine dell’Occidente in televisione, sarei partito anche io. Si diceva già allora di “aiutarli in casa loro”. A casa loro però non c’è mai andato nessuno. Non può essere solo uno slogan: ci vogliono progetti europei. Ma l’Europa è sempre più vecchia: dell’immigrazione ne ha bisogno.

Salvini in Africa c’è mai stato?

Credo proprio di no. Però è furbo. Parlare contro i migranti è popolare e lui non vende frigoriferi al Polo Nord. Cerca consenso facile. Ma a forza di dimenticarsi del federalismo e di cercare i voti dei “terroni”, il Nord prima o poi se lo perde.

A lui piace Casa Pound.

Quello è un altro dolore.

Si sente ancora leghista?

La Lega l’abbiamo fatta io e Umberto. Però in televisione ci va Matteo, mica noi…

In tv Salvini funziona.

Certo, appunto: dà alla gente quello che vuole. È qualunquista, va dove tira il vento. Come si dice? Francia o Spagna, purché se magna. Non è una bella Lega, così. Ma io ho la mia trebbiatrice e i miei campi.

Il siparietto è interessante perché conferma alcune certezze. Il Leoni non ha mai avuto un pensiero di suo: è sempre stato il ventriloquo di Bossi e delle gerarchie più paolotte. Anche qui esprime l’attuale confusione del Bossi-pensiero, i rancori della vecchia dirigenza e il nervosismo delle sacrestie più altolocate ed “elabora” una nuova visione catto-leghista del problema che somiglia molto a quella dei catto-comunisti: gli immigrati sono necessari.

La seconda certezza viene dall’inossidabile idiosincrasia per la lingua italiana che il Nostro riesce a trasmettere al suo intervistatore: una certezza che rincuora. Grande quel “terroni” che il Rodano incornicia pudicamente di virgolette.

C’è infine la bella constatazione che il Leoni forse abbia deciso di lasciar perdere con la politica, l’architettura e gli aerei e si sia dedicato al più consono lavoro della terra. Più che un moderno Cincinnato, sembra il giusto rimedio al passato errore di aver strappato braccia all’agricoltura.

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1 COMMENT

  1. Va bene che siamo in agosto e di solito ci si lascia andare , ma pensare alle braccia strappate all’agricoltura mi sembra esagerato . Che poi giungere all’ Indipendenza debba passare attraverso il governo di roma sarà anche giusto , ma allora sarebbe altrettanto giusto non sconfessare il proprio passato . Ogni tanto voltarsi e guardare indietro può aiutare ad indirizzare il futuro .
    Cordiali saluti dal Veneto ( Padania o Nord Italia ? )

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