La Legge di stabilità… stabilisce che in Italia non ci sono speranze

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di CLAUDIO ROMITI Al di là del guazzabuglio di provvedimenti contenuti nella cosiddetta legge di stabilità appena licenziata dal Consiglio dei ministri, una volta detta manovra finanziaria, sul piano sistemico il quadro generale non appare mutato di una virgola. E se qualcuno sperava che almeno blandamente si tentasse di invertire la tendenza in atto, andando nella riduzione del peso complessivo di uno Stato sempre più ladro è rimasto molto deluso. Il governo del volpino Letta ha messo in piedi un dispositivo ponderoso nel numero e nella complessità dei vari provvedimenti, ma sostanzialmente basato sulla solita partita di giro tra finti tagli di spesa e ulteriori “ritocchini” al rialzo delle tasse il cui risultato finale è probabile che sarà sfavorevole al popolo dei pagatori. D’altro canto, dopo decenni di crescente espansione del cosiddetto deficit-spending, basato sulla spinta politica ad aumentare l’intervento pubblico in cambio di consenso, all’orizzonte non si intravvedono segnali che indichino svolte coraggiose e, conseguentemente, impopolari. Svolte coraggiose e impopolari in grado di affrontare…

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