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La logica aberrante per ripagare gli azionisti delle banche fallite

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di MATTEO CORSINI Con un occhio alla imminente scadenza elettorale, il Governo ha deciso di stanziare risorse per rimborsare, ancorché parzialmente, anche gli azionisti delle banche finite in risoluzione o liquidazione, purché sia stata accertata la vendita truffaldina da parte delle banche stesse. Come per le risorse destinate a chi aveva investito in obbligazioni subordinate, anche in questo caso il Governo va raccontando di mettere soldi che, in realtà, derivano dalle altre banche. Afferma, per esempio, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta: “Non vogliamo far passare l’idea che se c’è mala gestio paga lo Stato”. Data questa premessa, uno si aspetterebbe poi una prosecuzione diversa. Invece: “Il danno lo hanno fatto le banche e devono essere coinvolte nei processi di ristoro e rimborso, non a caso le risorse le abbiamo prese da un lato dai fondi dormienti e dall’altro dal fondo di garanzia e da quello interbancario. Insomma il sistema deve essere
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1 COMMENT

  1. Non so, io non capisco.
    Una banca deve fallire come ogni altra azienda o attività.
    Chi cade nel fallimento ha alcuni strumenti legali per limitare i danni ed ottenere risarcimenti.
    Ci sono le class action per i risparmiatori, ci sono le associazioni dei consumatori che possono intervenire.
    E i risparmiatori devono abituarsi a informarsi meglio prima e non chiedere indennizzi dopo esser stati truffati.
    C’è la pessima abitudine di fidarsi delle banche.
    Vediamo se le crittovalute educano questi bebbei.

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