LA SINDROME DEL VIETNAM NON HA FERMATO L’INTERVENTISMO AMERICANO

di BRIAN DOHERTY La politica americana per decenni si è trascinata nell’ombra del fallimento sperimentato in Vietnam. Qualcosa come 58.000 americani sono stati uccisi in quella guerra. Le proteste negli Stati Uniti erano feroci abbastanza da persuadere il presidente Lyndon Johnson a ritirarsi dalle elezioni del ‘68. Sette anni dopo, dopo circa 2 milioni di civili vietnamiti morti, gli Stati Uniti finalmente lasciarono perdere senza aver impedito che i comunisti prendessero il potere nel paese. “La sindrome del Vietnam” ha limitato i nostri conflitti all’estero, per un po’ di tempo, ad avventure veloci e relativamente meschine come l’invasione di Granada successiva al colpo di stato del 1983 (che, nonostante abbia coinvolto meno di 8000 soldati americani, causò la morte di 19 di essi, ne ferì 116, e spinse la stragrande maggioranza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a contestare l’azione americana come una “flagrante violazione del diritto internazionale”) e il rovesciamento del problematico leader di Panama Manuel Noriega nel 1989. Ma nel 1991, gli Stati Uniti…

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