di MARIETTO CERNEAZ Forse qualcuno ricorderà un mio articolo intitolato “L’Imu non è stata abolita, cambia nome e la pagherete più cara”. Era dell’agosto del 2013, mentre Letta e la masnada berlusconiana di lui alleata, andava blaterando di abolizoni. Oggi, arriva la conferma ufficiale, in carta da bollo verrebbe da dire. Ed a scriverla è la Corte dei Conti, che si è pronunciata in merito alla TASI e più in particolare sul suo confronto con l’IMU la Corte dei Conti, definendo la nuova tassa, che avrebbe dovuto configurarsi come una service tax, «una patrimoniale che si avvicina all’IMU». Capito bene? Più in particolare il presidente della sezione autonomie della magistratura contabile, Mario Falcucci, in un’audizione in Parlamento sull’ignobile decreto “Salva Roma” ha spiegato che «la TASI doveva essere una service tax (tassa in cambio di servizi, una specie di utopia) che negli altri Paesi europei incide sugli occupanti, ma è una cosa diversa perché la base imponibile è il valore catastale dell’immobile e il contribuente è di fatto quasi solo…















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