LE CAUSE (NON VERE) DELLE CRISI BANCARIE

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depositi-bancaridi MATTEO CORSINI

“Molte delle crisi recenti sono scaturite dal fatto che le banche ricercano profitti a breve termine elevati ma rischiosi, anziché rendimenti a lungo termine inferiori ma più stabili”. Sabine Lautenschlager è membro del Comitato esecutivo della Bce e vicepresidente del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di vigilanza unico sulle banche dell’area euro.

Sostenere che le crisi siano dovute alla ricerca di profitti a breve termine da parte delle banche aiuta indubbiamente a dipingere le banche peggio di quello che sono e a far passare per poliziotto buono chi sulle banche vigila.  Si tratta di una versione dei fatti che accontenta i mezzi di informazione, i politici e il pubblico in generale, soprattutto quello che non ha una particolare conoscenza del funzionamento delle banche e dei sistemi monetari.

Tuttavia, concentrarsi sul presunto atteggiamento “speculativo” delle banche è come guardare la pagliuzza e non vedere la trave. Che, guarda caso, è proprio nell’occhio di quella istituzione nella quale siede Lautenschlager.

Il principale motivo di instabilità delle banche è l’istituzionalizzazione del meccanismo della riserva frazionaria. Non che sia l’unico motivo, ma è certamente quello che pone le basi per far sì che gli altri comportamenti che danno luogo a perdite di fiducia da parte dei depositanti provochino un avvitamento delle banche e, talvolta, un effetto domino e conseguente crisi sistemica.

Invece di moltiplicare le regole, gli adempimenti e i controlli, di fatto ingigantendo le strutture di vigilanza senza risolvere i problemi, sarebbe necessario partire dalla abolizione della riserva frazionaria. Ma il fatto stesso che ciò renderebbe superflue migliaia di persone che oggi vigilano sulle banche non depone a favore di una evoluzione in tal senso.  Mai come in questo caso vigilanti e vigilati sono, al di là delle apparenze, d’accordo.

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