LEGA: GLI INDIPENDENTISTI VENGONO SEMPRE PIU’ SCHIACCIATI IN UN ANGOLO

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di ANONIMO PADANO

INCONTRO DI CALCIO TRA PADANIA E TIBETEbbene si, lo ammetto, qualche sera fa sono tornato nella mia vecchia sezione dopo anni e anni, invitato da alcuni amici leghisti di vecchia data, per assistere ad una riunione nella quale, mi avevano garantito, non si sarebbe discusso di posti e di amministrazione spicciola, ma di politica con la p maiuscola. Ho così rivisto alcuni volti noti e molti volti nuovi, ho rivisto i vecchi militanti che conoscevo un tempo, per lo meno quelli che non si sono ancora arresi e che nel frattempo non sono morti.

Gli indipendentisti presenti hanno contestato la nuova linea italianista, hanno puntato il dito contro scelte sempre più imbarazzanti e subito per contenere la loro offensiva si sono messi in moto i pasdaran del capo, quelli che il capo ha sempre ragione, basta che vada forte nei sondaggi, basta che prenda tanti voti che sono tanti posti. Vi riporto di seguito alcune perle di saggezza:

  • a chi lamentava che Salvini sia come minimo sfuggente sul tema indipendentismo il militonto di turno ha risposto che non è vero, ha spudoratamente giurato che Salvini tutte le volte che va in televisione parla sempre di secessione: mi chiedo che trasmissioni veda…
  • poi ecco un altro intellettuale raccontarci che il problema è l’immigrazione, dobbiamo “unirci a tutti gli italiani perché della Padania non me ne frega niente se c’è l’invasione”! Sa vedum!
  • infine l’apoteosi, quando interviene un fine stratega che ci svela il segreto, Salvini ha solo architettato un astuto stragemma per accaparrarsi i voti degli italiani e gli italiani un po’ ciula ci stanno cascando, ripeto trattasi di astuto, astutissimo stratagemma. Ma davvero Salvini è venuto a raccontarlo a te?

Ho provato ribrezzo e imbarazzo, ma non certo stupore, perchè i tre ometti in questione non fanno parte dei volti nuovi, sono degli habitué della politica, un male con cui la Lega convive da anni. Fortuna che c’è ancora chi contesta questa linea, ma quanti sono gli indipendentisti rimasti in Lega? Son pochi a giudicare da quanto ho visto ieri sera, circa il 30% del totale, poi direi che c’è un 30% di soggetti magari anche ben disposti alla secessione, ma solo se lo dice il capo, se il capo parla di immigrazione allora il problema è quello ed infine ci metterei un 40% di soggetti vari e poltronari cui l’indipendentismo non importa affatto, si sono imbarcati per errore o si sono volutamente infiltrati.

Parlare di tensioni all’interno del movimento mi sembra esagerato, si dovrebbe parlare di malumore, di delusione, di morale basso per molti indipendentisti, che si stanno defilando a suon di dimissioni e di mancati rinnovi tessera, ecc. Ovviamente questo è lo stato dell’arte nelle mia vecchia sezione e nella mia provincia che non è propriamente una roccaforte leghista. Da buon “inviato” del Miglio Verde ho però raccolto resoconti che mi giungono anche dalle provincie nelle quali la Lega è sempre stata forte e ne risulta un quadro in parte diverso, altrove la componente indipendentista è ancora folta ed agguerrita, giungono voci di forti tensioni con conseguenti ripetuti appelli all’unità a fronte di un possibile rischio di spaccatura.

Ed è proprio questo lo scenario su cui si deve riflettere, il passaggio a partito nazional-popolare necessario a portare Salvini a Palazzo Cighi richiede, a mio avviso, un taglio netto con il passato, con il secessionismo. Per arrivare al 10 – 15% Salvini può continuare la politica dell’ambiguità, senza prendere una posizione chiara sul tema indipendentismo, ma se vuole veramente scalzare Renzi, deve abolire o modificare pesantemente l’articolo 1 dello statuto, togliere il sole delle Alpi dal simbolo e cancellare del tutto il nome Padania che in larga parte ha già ceduto il posto ad un miserevole “basta euro”, trasformazione che da sola testimonia come sia caduta in basso la Lega passando dal sogno… all’ufficio di cambio!

Non credo che Salvini avrà problemi ad imporre anche questo boccone amaro ai suoi, quindi per gli indipendentisti leghisti si possono prevedere due differenti destini:

  • li fanno fuori piano piano, uno alla volta e bonificano il movimento prima del congresso;
  • il congresso si trasforma in una Fiuggi o in una Bolognina leghista e il gruppo indipendentista si riorganizza autonomamente, nasce un nuovo soggetto politico, qualcosa tipo Rinascita Leghista, che ricomincia il percorso dal 15 settembre 1996 come se non fossero passati nel frattempo tutti questi anni.

È ipotizzabile che la dirigenza leghista, quella che parla del “nostro paese”, quella che vuole l’Italia, che vuole Roma, prediliga la prima soluzione, stancarli, nausearli, sfinirli, demotivarli spalancandogli le porte, così che se ne vadano uno alla volta senza far danni e poi cambiare lo statuto a colpo sicuro, però è vero anche che attendere troppo potrebbe essere rischioso. Infatti se la legislatura non dovesse durare fino al 2018, Salvini potrebbe farsi trovare impreparato, infatti se fosse ancora il segretario di un partito che almeno sulla carta vuole l’indipendenza della Padania dovrebbe scordarsi l’incoronazione a leader del centrodestra e di conseguenza l’opportunità di diventare capo del governo, non fosse altro perché gli avversari politici e i media lo triturerebbero nel calderone della polemica politica, non fosse altro perché il sud non gli darebbe la valanga di voti che si aspetta. Non vi sarà sfuggito che Tosi ha già ventilato questa ipotesi e Tosi è l’apripista di Salvini lungo questa strada, non che i due vadano d’accordo, voglio solo dire che Salvini sta seguendo un percorso già tracciato da Tosi in precedenza.

Non so cosa succederà, ma sono certo che una imminente caduta del governo Renzi sarebbe per gli indipendentisti un bene, infatti obbligherebbe Salvini a svelare le sue carte, permetterebbe forse alla parte sana che ancora c’è in Lega di sganciarsi e di ricominciare con la speranza che abbiano fatto tesoro dei tanti, tantissimi errori commessi.

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