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L’innovazione nasce dal rischio imprenditoriale, non dalle sovvenzioni

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di LUIGI CORTINOVIS Nel dibattito sulle politiche industriali europee, quello delle auto elettriche è forse il caso più emblematico di una transizione costruita più nei ministeri che nel mercato. Come rileva Sandro Scoppa su l’Opinione, l’elettrico non rappresenta il futuro spontaneo della mobilità, ma un presente artificiale sorretto da sussidi statali sempre più costosi. Senza incentivi pubblici – avverte Scoppa – la domanda crollerebbe. Con essi, cresce solo il debito collettivo. Il 2025 italiano conferma una tendenza che parrebbe irreversibile: gli ecobonus destinati a benzina e ibrido sono andati esauriti in pochi giorni, mentre più della metà dei fondi per le elettriche è rimasta inutilizzata. Gli italiani, insomma, l’auto elettrica non la vogliono, a meno che non sia pagata dallo Stato. E quando si compra perché il governo copre il costo (siamo arrivati a sussidi pari a 11.000 euro!, che paga la casalinga di Voghera senza patente), non si parla più di m
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