di CARLO MELINA
Treviso, teatro Eden. Maroni saluta gli amministratori leghisti del Veneto. Stringe mani, strappa applausi. Parla di Imu, raccolta firme per i tre referendum, legge di stabilità. E, ghiotta occasione, fa i conti con militanti e soci ordinari. Il Bobo federale di Veneto non capisce tanto, si sa. La novità è che pare si fidi meno dell’avanguardia veronese di Tosi e co., che filtra ogni comunicazione fra il nuovo capo e la base, opera delazioni, azzarda depistaggi, trama espulsioni. E' la rivincita di Bossi; anche Maroni ha il suo cerchio un po' troppo malefico e la sua corte di cattivi consiglieri.
Se è certo che il candidato sindaco a Treviso sarà Federico Caner, più che quelli del vecchio Gentilini, cui la Lega 2.0 prospetta, al di là dei “riconosciutissimi meriti”, un graduale pensionamento, Maroni prova a quietare i malumori della metà dei delegati; quelli che, in soldoni, allo scorso congresso nazionale non hanno votato per il sindaco di Verona.
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