di LEONARDO FACCO
Se in Italia gli artisti non fossero dei leccapiedi paraculati in cerca di soldi pubblici e politicamente orientati, esisterebbe un qualche George Harrison che, in lingua dantesca, dedicherebbe una versione remix di “Taxman” a Mario Monti, che più che un politico illuminato è una sottospecie di bandito che nemmeno pensatori del calibro di Lysander Spooner avrebbero mai preconizzato nei loro scritti.
Il presidente del Consiglio, come ogni satrapo che non si rispetti, fa un uso smodato della neolingua: ha esordito con il decreto “Salva-Italia”, ha proseguito con “Cresci-Italia e Sviluppo Italia”, ha chiuso, un paio di giorni fa, con quello per la “Stabilità dell’Italia”. Ho perso il conto. Risultato? La piena recessione! Per citare un altro Beatles, quello che suonava la batteria, Monti è riuscito in un’impresa “titalica”, ovvero “ha trasformato in merda tutto quello che han toccato” lui ed i suoi tecnici di risulta. Non escludo che
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