di PAOLO MARINI
La recentissima pronuncia di incostituzionalità dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione ai sensi del Decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 – di cui si attendono le motivazioni - si può vedere anche così, come una bocciatura di un agire ormai dilagante, frutto più che maturo di incultura, incompetenza e improvvisazione. Sotto accusa è - qui e nello specifico - il titolare della funzione legislativa delegata ai sensi degli artt. 76 e 77 della Costituzione, quel Governo mai privo di professionisti del diritto (nel 2010 era Ministro Guardasigilli, per l'appunto, l'onorevole Alfano) che, evidentemente, è fisiologicamente inadatto a partorire autentiche e adeguate riforme legislative.
Nel caso di specie si può parlare di improvvisazione perché il Governo, nel 2010, ha 'acchiappato al volo' uno strumento importante e serio come la conciliazione per risolvere il problema atavico della lunghezza e inefficienza del processo civile. Il progetto di