di CARLO LOTTIERI
Le scelte compiute da Giorgio Napolitano nel corso del suo settennato e il caos tripolare di un ordine politico nazionale ormai impazzito – diviso com’è tra la destra (Pdl), la sinistra (Pd) e l’avanspettacolo (il movimento inventato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio) – sembrano indirizzare l’Italia verso un esito presidenzialista.
Di repubblica presidenziale, in Italia, si parla da tempo. Per un lungo periodo si trattò però di un’ipotesi avanzata da realtà un po’ ai margini: come nel caso del “gruppo di Milano” guidato da Gianfranco Miglio, per non parlare dei piani della Loggia P2 di Licio Gelli. Nei primi decenni che hanno fatto seguito alla fine della seconda guerra mondiale, le forze politiche tradizionali hanno però avversato, anche in ragione del retaggio antifascista, ogni progetto di riforma che potesse attribuire molti potere nelle mani di una sola persona. Certo furono presidenzialisti Bettino Craxi e anche Silvio Berlusc
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