di LEONARDO FACCO
In un’epoca in cui il mondo imprenditoriale è spesso dominato da logiche puramente finanziarie, Roberto Brazzale, veneto, avvocato e presidente dell’omonimo gruppo caseario con radici nei secoli passati, emerge come una voce distintiva che ridefinisce l’impresa non come mero strumento economico, ma come entità sociale e comunitaria.
Brazzale, che al “Festival della cultura liberale” ha tenuto una relazione eccellente e motivatrice ha una visione sana di cosa è un’azienda: un’istituzione naturale che viene subito dopo la famiglia, un bene condiviso, radicato in valori familiari, sostenibilità e autonomia decisionale. Giustamente critico col sistema pubblico e istituzioni assurde quali L’Unione Europea, Brazzale descrive l’impresa familiare come un organismo vivo, non riducibile a un bene patrimoniale: “L’impresa è una comunità”, sostiene, enfatizzando che chi vi partecipa – specialmente in contesti familiari – non deve sentirsi “padrone” ma custode di un capitale da trasmettere alle generazioni future con responsabilità e impegno, valorizzando la saggezza degli anziani e l’energia dei giovani.
Brazzale, inoltre, contrappone l’autonomia dell’imprenditore – capace di agire senza vincoli burocratici – all’inerzia dei politici, criticando la “dittatura senile” italiana che trascura le politiche familiari. E – spiega – la demografia parla chiaro: “quella italiana è una società morta”. L’impresa, in questa ottica, diventa una comunità coesa che sostiene dipendenti e famiglie, assumendosi responsabilità che lo Stato non adempie.
INTERVENTO DI ROBERTO BRAZZALE A PIACENZA

