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Roberto Brazzale: l’impresa è una comunità con valori e responsabilità

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di LEONARDO FACCO

In un’epoca in cui il mondo imprenditoriale è spesso dominato da logiche puramente finanziarie, Roberto Brazzale, veneto, avvocato e presidente dell’omonimo gruppo caseario con radici nei secoli passati, emerge come una voce distintiva che ridefinisce l’impresa non come mero strumento economico, ma come entità sociale e comunitaria.

Brazzale, che al “Festival della cultura liberale” ha tenuto una relazione eccellente e motivatrice ha una visione sana di cosa è un’azienda: un’istituzione naturale che viene subito dopo la famiglia, un bene condiviso, radicato in valori familiari, sostenibilità e autonomia decisionale. Giustamente critico col sistema pubblico e istituzioni assurde quali L’Unione Europea, Brazzale descrive l’impresa familiare come un organismo vivo, non riducibile a un bene patrimoniale: “L’impresa è una comunità”, sostiene, enfatizzando che chi vi partecipa – specialmente in contesti familiari – non deve sentirsi “padrone” ma custode di un capitale da trasmettere alle generazioni future con responsabilità e impegno, valorizzando la saggezza degli anziani e l’energia dei giovani.

Per l’imprenditore veneto, il profitto non è “il fine ultimo”, ma uno strumento per garantire solidità e competitività, al servizio del benessere collettivo. Esempi concreti da lui citati includono politiche di welfare innovative, come supporto per neogenitori e valorizzazione dei lavoratori over 60, oltre a iniziative di sostenibilità: la neutralità carbonica (una follia, ovviamente) che viene imposta è raggiunta dalla sua azienda piantando 2 milioni di alberi in Brasile e filiere controllate per l’alimentazione degli animali. “Il successo di un’impresa non si misura solo con il fatturato, ma con il benessere della comunità che ha intorno”, spiega in diverse interviste, evidenziando come il gruppo Brazzale – con oltre 350 milioni di euro di fatturato e 1.100 dipendenti – mantenga il 50% del valore aggiunto in Italia, collaborando con fornitori storici e evitando investitori esterni per preservare l’essenza comunitaria.

Brazzale, inoltre, contrappone l’autonomia dell’imprenditore – capace di agire senza vincoli burocratici – all’inerzia dei politici, criticando la “dittatura senile” italiana che trascura le politiche familiari. E – spiega – la demografia parla chiaro: “quella italiana è una società morta”. L’impresa, in questa ottica, diventa una comunità coesa che sostiene dipendenti e famiglie, assumendosi responsabilità che lo Stato non adempie.

Quello della famiglia Brazzale è un modello imprenditoriale che sfida lo status quo, ispirando generazioni future a vedere l’azienda non come asset, ma come bene condiviso per il progresso collettivo. Brazzale, con la sua azienda ultracentenaria, dimostra che questa visione non è utopia, ma realtà operativa.

INTERVENTO DI ROBERTO BRAZZALE A PIACENZA

 

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