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Salario minimo e nostalgie sovietiche nell’europa di juncker

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di CLAUDIO ROMITI Nei primi anni Ottanta,  a seguito del golpe polacco di Jaruzelsky, il segretario del Pci Enrico Berlinguer dichiarò che si era oramai esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre. Si sbagliava. Il processo in atto che sta portando alla graduale collettivizzazione delle economie più avanzate, sebbene avvenga in modo subdolo e strisciante, è ben lungi dall'essersi interrotto. Lo dimostra ciò che sta accadendo negli Stati Uniti - non più punto di riferimento del liberalismo mondiale - sotto l'amministrazione Obama e soprattutto ciò che sta accadendo nell'Europa dei burosauri, in cui si vorrebbe arrivare a stabilire per decreto la dimensione e la curvatura delle banane. E' di questi giorni l'appello dello pseudo conservatore Juncker, presidente uscente dell'Eurogruppo, affinché l'intera comunità adotti un salario minimo per tutti i lavoratori, impegnandosi maggiormente nel perseguimento dell'equità sociale e la solidarietà. Ovvero gli stessi
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