di CLAUDIO ROMITI
Era inevitabile che, all'interno della più surreale campagna elettorale della storia repubblicana, un posto d'onore fosse riservato alla retorica dell'istruzione pubblica da potenziare. Passi per il Partito democratico, da sempre contiguo agli interessi dell'immenso carrozzone della scuola e dell'università di Stato, ma spiace annoverare tra i sostenitori di un siffatto sistema anche il mio amico Michele Boldrin di Fare, a cui ho deciso di dare il mio sostegno elettorale. Tuttavia, l'idea del prestigioso professore veneto, ribadita nel corso delle sue ultime apparizioni televisive, di aggiustare dall'interno il mondo dell'istruzione mi trova in totale disaccordo. Così come non mi convince il proponimento, da qualunque parte giungesse, di rendere più funzionali ed efficienti le attuali strutture pubbliche, senza ridurne significativamente il perimetro e la varie competenze.
In particolare, proprio nel mondo dell'istruzione nulla potrà cambiare nella sostanza
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