SE RISPARMI PER L’AGENZIA DELLE ENTRATE SEI UN EVASORE

di LEONARDO FACCO Partiamo da un esempio: Giangaleazzo ha un lavoro alle dipendenze di una società. Tutti i suoi compensi, accuratamente dichiarati ogni anno nel 730, gli vengono accreditati sul conto corrente. Alla fine dell’anno, però, sul conto di Valerio ci sono ancora quasi tutti i soldi incassati nell’arco dei 12 mesi, senza che risultino consistenti prelievi di contanti al bancomat o allo sportello. Con quale denaro Valerio avrà fatto la spesa, pagato le utenze e la benzina. La cosa è tanto più sospetta quanto più si pensa che, nella sua dichiarazione dei redditi, non sono indicati altri proventi. Tanto basta, per l’ufficio delle imposte, per notificare a Valerio un avviso, con tanto di avvertimento: «Spiegaci da dove hai preso i soldi», la sostanza della comunicazione. E se il contribuente non sarà tanto efficiente (e con le carte in regola) da dare tale prova, l’Agenzia ricostruirà il suo reddito effettivo, applicandogli le imposte non pagate e le relative sanzioni. Ormai, la società orwelliana, il panopticon…

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