CATALOGNA, DIRITTI DI JUNQUERAS VIOLATI. LO DICE LA CORTE

di REDAZIONE

L’assunzione del mandato parlamentare dei deputati europei risulta unicamente dal voto degli elettori e non può essere subordinata all’adempimento successivo di una qualsivoglia formalità. Lo riferisce l’avvocato generale della Corte Ue precisando che il Parlamento Ue dovrebbe poter giudicare quanto all’opportunità di revocare o di difendere l’immunità di uno dei suoi membri. Le conclusioni dell’avvocato generale, Maciej Szpunar, sono relative al caso di Oriol Junqueras Vies, già vice-presidente del governo autonomo della Catalogna al momento dello svolgimento a ottobre 2017 del referendum di autodeterminazione. In seguito è stato avviato un procedimento penale a carico di varie persone, fra cui Junqueras Vies, alle quali è stato addebitato di aver partecipato ad un processo di secessione. Junqueras Vies è stato sottoposto a custodia cautelare. Poi è stato eletto membro del Parlamento Ue alle elezioni europee a maggio, ma il 14 giugno la Corte suprema spagnola ha rifiutato di autorizzarlo a lasciare il carcere per prestare il giuramento di osservare la Costituzione spagnola imposto dalla legge nazionale agli eletti del Parlamento Ue.

Il 20 giugno 2019, in mancanza di tale prestato giuramento, la commissione elettorale centrale ha dichiarato vacante il seggio di Junqueras Vies, nonché la sospensione di tutte le prerogative connesse alle sue funzioni. Detta commissione ha comunicato al Parlamento un elenco dei deputati eletti in Spagna, in cui non compariva il nome di Junqueras Vies che ha proposto ricorso dinanzi al Tribunal Supremo avvalendosi dell’immunità prevista dal protocollo sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea 1. Il Tribunal Supremo ha sottoposto alla Corte questioni vertenti su detta immunità. Il 14 ottobre 2019, data in cui si è tenuta l’udienza dinanzi alla Corte, il Tribunal Supremo ha emesso una pronuncia con cui ha condannato, segnatamente, Junqueras Vies a tredici anni di carcere e ad altrettanti anni di perdita del godimento dei diritti civili, mantenendo al contempo la proposizione del rinvio pregiudiziale.

Nelle sue odierne conclusioni che non vincolano la Corte, l’avvocato generale Maciej Szpunar rileva, innanzitutto, l’importanza costituzionale della presente causa, che pone la questione della ripartizione dei rispettivi ambiti di applicazione del diritto dell’Unione e della legge degli Stati membri con riguardo all’iter di assunzione della qualità di membro del Parlamento. L’avvocato generale osserva, in primo luogo, che, mentre la procedura elettorale è disciplinata dal diritto nazionale degli Stati membri, lo status dei deputati al Parlamento, in quanto rappresentanti dei cittadini dell’Unione eletti a suffragio diretto e membri di un’istituzione europea può essere disciplinato soltanto dal diritto dell’Unione, salvo compromettere l’indipendenza del Parlamento nonché l’autonomia dell’ordinamento giuridico dell’Unione nel suo complesso. Secondo l’avvocato generale l’assunzione del mandato parlamentare può risultare unicamente dal voto degli elettori e non può essere subordinata all’adempimento di qualsivoglia formalità. (Ansa)

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