di SANDRO SCOPPA*
Com’è noto, il sistema pensionistico pubblico è afflitto da una crisi profonda, che ha ormai assunto i connotati di una vera e propria emergenza. È anche per questo che le riforme previdenziali sono sempre al centro del dibattito politico, specialmente in una fase di crisi come quella attuale, dove la prima cosa che si chiede a chi governa è tagliare la spesa.
Per molti anni, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e sino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, tale sistema è stato oggetto di interventi politici generosamente espansionistici delle prestazioni previdenziali. Essi hanno seguito le direttrici dell’estensione della copertura assicurativa a tutte le categorie di lavoratori, dell’introduzione dell’integrazione al minimo per le prestazione previdenziali e successivamente della disciplina della pensione sociale, dell’aumento dell’importo delle medesime prestazioni e di un regime di minore rigore per l’accesso ai diversi r
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